"ITALIA ED EUROPA devono di favorire e sostenere la transizione energetica del continente africano con un processo di ’adattamento’ che si basi su nuovi investimenti provenienti dai Paesi avanzati". È lo scenario tratteggiato da Giuseppe Mistretta (in alto a destra), direttore per l’Africa Sub-Sahariana al ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il quale ha ribadito – nell’ambito del meeting ’Nuove frontiere dell’Energia, Infrastrutture e Trasformazione digitale in Africa. Italia ed Emirati Arabi modello di Cooperazione’, organizzato dal Commissario italiano per Expo 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Dubai, Confindustria e l’Italian Trade Agency (Ita) al Padiglione Italia – quanto sia importante una ’triangolazione’ tra Italia e Africa che passa attraverso gli Emirati Arabi Uniti, rafforzando le...

"ITALIA ED EUROPA devono di favorire e sostenere la transizione energetica del continente africano con un processo di ’adattamento’ che si basi su nuovi investimenti provenienti dai Paesi avanzati". È lo scenario tratteggiato da Giuseppe Mistretta (in alto a destra), direttore per l’Africa Sub-Sahariana al ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il quale ha ribadito – nell’ambito del meeting ’Nuove frontiere dell’Energia, Infrastrutture e Trasformazione digitale in Africa. Italia ed Emirati Arabi modello di Cooperazione’, organizzato dal Commissario italiano per Expo 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Dubai, Confindustria e l’Italian Trade Agency (Ita) al Padiglione Italia – quanto sia importante una ’triangolazione’ tra Italia e Africa che passa attraverso gli Emirati Arabi Uniti, rafforzando le opportunità di sviluppo nel primo caso e la cooperazione nel secondo.

Dottor Mistretta, l’Africa è di fronte a una svolta epocale: deve affrontare le nuove frontiere dell’energia, infrastrutture e transizione digitale. Il continente è pronto a questo percorso? E quanto è importante il ruolo dell’Italia e dell’Europa in questo processo di cambiamento?

"Il continente africano è cresciuto a ritmi notevoli fino alla pandemia, di cui ha risentito negativamente sia sotto il profilo sanitario che economico. Oggi l’Africa è di fronte a una acuta crisi di liquidità, a cui si sta cercando di far fronte con una serie di misure per lo più adottate in ambito G20, di cui l’Italia è presidente e con il contributo essenziale del Fmi. Pertanto, i cambiamenti energetico, infrastrutturale e digitale risentiranno del rallentamento economico patito da quasi tutti i Paesi".

Quindi?

"A mio avviso sarà opportuno ricalibrare le aspettative del mondo avanzato: le transizioni ci saranno, ma a ritmi più lenti di quelli originariamente immaginati. Ad esempio, durante la Conferenza Italia-Africa del 7-8 ottobre a Roma, la maggioranza degli Stati africani ha chiesto tempo per la transizione energetica: molte delle economie continentali si basano soprattutto sugli idrocarburi e sul gas, e interrompere bruscamente il flusso di queste risorse li porterebbe a una crisi senza precedenti".

Dunque, i tempi sono destinati ad allungarsi?

"Diciamo che il gas deve continuare a essere considerato una fonte transitoria di energia ancora per diversi anni per mantenere un approccio pragmatico e realista al problema energetico e finanziario continentale. A Italia ed Europa è richiesto di sostenere la transizione energetica con un processo di ’adattamento’ che si basi su nuovi investimenti provenienti appunto dai Paesi avanzati".

Questa fase può rappresentare anche una chance per le aziende italiane e i partner degli Emirati nel proporre modelli imprenditoriali ‘da export’ in Africa in grado di garantire lo sviluppo in ogni Paese africano emergente nel rispetto della sostenibilità e delle realtà locali?

"A differenza dei nuovi attori fra cui i Paesi del Golfo, l’Italia ha un rapporto consolidato con Stati e popoli africani, privo di obiettivi e agende nascosti. L’import-export fra Italia e Africa è considerevole e, prima del Covid, si attestava intorno ai 35 miliardi di euro. I Paesi africani non richiedono però solo commercio, ma investimenti per generare imprese e lavoro per i giovani. Anche in questo settore l’Italia è fra i primi Paesi investitori con circa 27 miliardi di euro nel 2020. Molto deve ancora essere fatto soprattutto nel settore nevralgico della formazione di cui l’Africa ha bisogno per preparare le nuove generazioni alle varie transizioni".

In che modo e attraverso quali forme il Governo Italiano sosterrà le imprese italiane del settore energia in questo percorso di cooperazione con il continente africano?

"Il compito di ministero degli Esteri e Ambasciate è sempre più centrato sull’aiuto alle imprese che operano all’estero. Anche gli uffici di Ice, Sace, Simest, Cassa Depositi e Prestiti stanno rafforzando gli strumenti verso le priorità della transizione energetica. Alcune fra le principali compagnie italiane operano proprio nel campo dell’energia e ritengo che la simbiosi fra tutti questi attori sia naturale e destinata ad accrescersi. E l’Africa, nel suo complesso, riconosce la leadership italiana in questi delicati settori".