IL GOVERNO ha lasciato intendere che la dote di 8 miliardi di euro di risorse pubbliche destinate all’"assaggio" di riforma fiscale contenuto nella legge di bilancio per l’anno 2022 (ulteriori 8 miliardi sono stati stanziati nell’apposito fondo “taglia-tasse“ per il 2023) verrà impiegata per prioritari interventi in materia di Irpef ed Irap (in questo senso la dichiarazione del ministro Franco del 28 ottobre scorso). Pertanto, prioritariamente, per realizzare gli obiettivi che la legge delega per la riforma fiscale contempla negli articoli 3, 6 e 8. Quanto all’Irpef, l’architettura abbozzata sulla carta della delega si basa su un modello di tassazione duale dell’imposta personale sul reddito. Sostanzialmente, vi sarà una tassazione con aliquota fissa dei redditi derivanti dall’impiego di capitale –...

IL GOVERNO ha lasciato intendere che la dote di 8 miliardi di euro di risorse pubbliche destinate all’"assaggio" di riforma fiscale contenuto nella legge di bilancio per l’anno 2022 (ulteriori 8 miliardi sono stati stanziati nell’apposito fondo “taglia-tasse“ per il 2023) verrà impiegata per prioritari interventi in materia di Irpef ed Irap (in questo senso la dichiarazione del ministro Franco del 28 ottobre scorso). Pertanto, prioritariamente, per realizzare gli obiettivi che la legge delega per la riforma fiscale contempla negli articoli 3, 6 e 8. Quanto all’Irpef, l’architettura abbozzata sulla carta della delega si basa su un modello di tassazione duale dell’imposta personale sul reddito. Sostanzialmente, vi sarà una tassazione con aliquota fissa dei redditi derivanti dall’impiego di capitale – che saranno da intendersi in senso più ampio: saranno tali, ad esempio, i redditi derivanti dalla locazione di un’abitazione acquistata a tal fine – e verrà mantenuta la tassazione progressiva (ad aliquote e scaglioni) sui redditi da lavoro e assimilati.

Per la tassazione progressiva è prevista una manutenzione, nel senso dell’incremento della progressività e della riduzione delle aliquote medie e marginali. E’ anche prevista una razionalizzazione (che nel linguaggio legislativo tributario significa, di solito, qualcosa di cui doversi preoccupare perché peggiorativo) delle deduzioni e detrazioni. Inoltre, è prevista la trasformazione delle addizionali regionali e comunali Irpef in sovraimposte; di per sé la trasformazione appare come un’operazione di cosmesi, senonché il legislatore avvisa che, in un’ottica federalista, il gettito delle sovraimposte sarà un pochino (entro certi limiti di manovrabilità) punitivo per coprire i dissesti finanziari della sanità regionale e della gestione dei Comuni meno virtuosi, quasi che ne avessero colpa i cittadini-contribuenti. Uno degli interventi sull’Irpef dovrebbe concernere la riduzione dell’aliquota d’imposta del 38% dello scaglione 28.00055.000 euro (per contenere il salto dall’aliquota dello scaglione inferiore, che è del 27%).

Sul fronte delle imprese, l’obiettivo principale dichiarato è la semplificazione del sistema, accentuando la derivazione del reddito fiscale dall’utile di bilancio civilistico e adottando un’aliquota unica di tassazione a prescindere dalla forma giuridica con cui è esercitata l’attività. Inoltre, nelle intenzioni, si tenterà il superamento dell’Irap (e lì dovrebbe finire una parte della dote finanziaria della legge di bilancio) ma in maniera graduale e garantendo il finanziamento del fabbisogno sanitario. Eppure, tutti sanno che l’Irap andrebbe eliminata e subito. E’ un’imposta sganciata dal reddito, che grava sul costo del lavoro, macchinosa e artificiale.

Come spendere 8 miliardi di euro, accontentando nessuno: se si dovesse dare un giudizio sul coraggio della riforma – chiedendosi se l’"assaggio" della legge di bilancio preluda a un pasto gustoso – la delusione è innegabile, la tavola è spoglia. Gli americani fanno le cose in grande, si sa: quando Joe Biden propone l’American families plan, propone un investimento di 1.800 miliardi di dollari. Non di 8 miliardi di euro. E se nella legge delega di riforma del sistema fiscale italiano si scrive che dalla riforma non devono derivare maggiori oneri a carico dell’Erario, dobbiamo leggere: vogliamo redistribuire l’onere fiscale, non ridurlo complessivamente. E allora – per davvero – si colpisca l’evasione fiscale, specialmente quella non di mera sopravvivenza, si combattano le forme di elusione che portano all’erosione delle basi imponibili e allo spostamento all’estero degli utili, nonché le molte forme di frode, si recuperino i patrimoni fuggiti all’estero. Si attraggano investimenti e si creino le condizioni per arginare la fuga da questo Paese di soldi, cervelli, know-how. Questi, prioritariamente, dovrebbero essere i veri obiettivi di una riforma equa. Per i piccoli aggiustamenti, invece, ci sarà tempo e modo.

*Vittorio Emanuele Falsitta & Partners s.p.a. – società tra avvocati