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13 giu 2022

"Con progetti e artisti a lungo termine il catalogo ci premia"

13 giu 2022
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"Con progetti e artisti a lungo termine il catalogo ci premia"
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"Con progetti e artisti a lungo termine il catalogo ci premia"

"Noi siamo un’etichetta indipendente con oltre sessant’anni di storia con logiche un po’ diverse da quelle delle multinazionali" spiega Dario Giovannini, direttore generale di Carosello Records e vicepresidente di Pmi, l’associazione che riunisce i Produttori Musicali Indipendenti italiani. "La differenza più marcata tra aziende come la nostra e le major del disco sta nel fatto che da noi si elaborano progetti a medio e lungo termine. Ci sono, infatti, artisti che hanno bisogno di tempo per maturare e noi siamo in condizione di attendere i risultati mentre altri magari no. Esempio pratico quello di Diodato (nella foto in basso), arrivato in Carosello nel 2016, ma esploso solo nel 2020 dopo aver inciso tre album. A consentirci di lavorare con calma sui progetti in cui crediamo è la forza economica di un catalogo aziendale in cui trovano posto autori come Domenico Modugno, Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Giorgio Gaber o Astor Piazzolla. L’obiettivo di Carosello è crescere talenti che possano durare nel tempo, mentre le multinazionali preferiscono spesso puntare su ‘single artist’, vale a dire artisti ‘da singolo’ che magari fanno anche trenta collaborazioni l’anno, ma non hanno prospettive di medio e lungo periodo".

Nei bilanci di un’azienda come Carosello il rapporto tra proventi del catalogo e quelli delle novità è molto vario. "Diciamo che, a seconda delle annate e delle uscite, varia tra il 30 e il 60%. Chiaro che la crescita dello streaming rende il catalogo sempre più impattante, perché ogni nuovo album in uscita si tira dietro l’intero repertorio dell’artista. Ecco perché è importante ragionare in prospettiva, investendo su realtà che possano durare non tre mesi, ma trent’anni. Abbiamo, ad esempio, appena iniziato un rapporto con Vasco Brondi che vogliamo portare avanti senza ansie da prestazione e, soprattutto, da streaming".

Una delle conseguenze della pandemia è aver consegnato la definizione di un artista esclusivamente agli scaricamenti. "Fino a due anni fa il successo nel mondo della musica si valutava in base ad una serie di parametri che andavano dalle vendite all’airplay radiofonico, dalla presenza mediatica al live – dice Giovannini –. In questi due anni di ‘sospensione’ l’unico rimasto sembra essere solo lo streaming con i limiti che la cosa comporta, visto che spesso l’ascolto sulle piattaforme è fatto in base a playlist di cui l’utente ignora buona parte dei contenuti. Questo insieme di fattori porta alla nascita di campioni dello scaricamento che poi, però, sul palco possono rivelarsi deludenti".

Andrea Spinelli

© Riproduzione riservata

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