Ritardi nei pagamenti delle imprese, lo studio Cribis
Ritardi nei pagamenti delle imprese, lo studio Cribis

Milano, 9 febbraio 2021 - Effetto Covid sui ritardi nei pagamenti. Se l’assenza di puntualità nel saldare le fatture non è nuova, la pandemia - con la stretta sulla liquidità delle imprese - non poteva che peggiorare le cose. L’emergenza prima sanitaria e poi economica infatti ha fatto impennare l’anno scorso i ritardi gravi (oltre i 30 giorni) nel pagamento dei fornitori soprattutto tra le aziende della Valle d’Aosta (+41,5%), il Friuli-Venezia Giulia (+40,3%), il Veneto (+35,8%9, il Piemonte (+30,9%) e la Lombardia (+30,3%). Così, secondo lo Studio Pagamenti, aggiornato allo scorso 31 dicembre, realizzato da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, nel 2020 il numero di aziende italiane che hanno pagato i propri fornitori con oltre 30 giorni di ritardo ha raggiunto il 12,8%, un dato superiore del 21,9% rispetto al 2019 e più che raddoppiato rispetto a dieci anni fa (5,5% nel 2010).

Tuttavia, le imprese che, nel nostro Paese saldano i conti alla scadenza sono aumentate del 2,9%, passando dal 34,7% del 2019 al 35,7% dello scorso anno. Nonostante il peggioramento della situazione, Lombardia e Veneto sono la terza e la quarta regione italiana con meno ritardi gravi in assoluto (rispettivamente 8,6% e 9,1%), alle spalle del Trentino-Alto Adige (6,6%) e dell’Emilia-Romagna (8%) mentre la Toscana e l’Umbria mostrano percentuali più alte, rispettivamente il 13,4 e il 13,8%.

Ancora una volta il Nord Est è l’area geografica più affidabile, con il 43,6% di pagamenti regolari, mentre la situazione è più problematica al Sud e nelle Isole, dove è puntuale solo il 23% delle imprese. "I dati evidenziano come rispetto all’anno precedente – commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis - in 5 regioni del Nord Italia i ritardi gravi si sono incrementati dal 30 al 40%. L’impatto negativo dell’emergenza sanitaria si ripercuote soprattutto sulle imprese di piccole dimensioni. In particolare, soffrono le microimprese che, pur essendo le più virtuose con il 37,3% di pagamenti alla scadenza, hanno anche la quota più elevata di ritardi gravi (13,8%), insieme alle piccole (8,7%). Lo sviluppo della pandemia fino alla seconda ondata ha ulteriormente colpito i settori già in sofferenza per il lockdown, quali bar e ristoranti, il trasporto aereo, i servizi ricreativi e il settore cinematografico, tutti agli ultimi posti nel ranking della puntualità nei pagamenti".

Lombardia e Emilia-Romagna sono le regioni con la maggiore presenza di imprese che rispettano i termini di pagamento, rispettivamente con il 45,3% e il 44,8%, seguite da Veneto (43,4%), Marche (42,4%) e Trentino-Alto Adige (42,1%). La Toscana mostra una percentuale del 34,2% e l’Umbria del 32,4%. La Sicilia, invece, oltre ad occupare l’ultima posizione in questo ranking (19,5%), detiene il primato negativo per quanto riguarda i pagamenti oltre i 30 giorni (22,8%), seguita da Calabria (22,6%) e Campania (20,9%).

Nel 2020 Sondrio invece ha scalzato Brescia dal vertice della classifica delle province più puntuali, graduatoria che vede Bergamo, Lecco e Trento nelle prime posizioni seguite da Cremona, Forlì-Cesena, Mantova, Reggio Emilia e Pesaro Urbino. L’ultimo posto è appannaggio di Trapani, preceduta da Reggio Calabria, Palermo, Crotone e Vibo Valentia. Il 2020 della pandemia, sempre a livello di province, ha invece registrato le ripercussioni più pesanti in termini di pagamenti più lunghi a Lodi (+64,3%), Belluno (+54,2%), Asti (+53,8%) e Pordenone (+50%).

Infine, lo studio ha messo in evidenza anche il diverso comportamento nei pagamenti dei singoli settori produttori di beni e servizi. In particolare, dall’analisi di Cribis emerge che il comparto merceologico più puntuale è quello dei servizi finanziari (47,9%), seguito dalle costruzioni (42%), dall’industria manifatturiera (39,8%), dai servizi (38,4%) e dall’agricoltura (38,2%). Il commercio al dettaglio, dove i pagamenti alla scadenza interessano solo il 25,1% delle imprese, invece è quello con la situazione più critica, con un’incidenza di ritardi gravi pari al 20%. Rispetto al 2019, la variazione percentuale più elevata nei pagamenti oltre i 30 giorni si registra nei settori della manifattura (32,4%), del commercio al dettaglio (19,8%), dei servizi (17,2%) e del commercio all’ingrosso (16,3%).