di Claudia Marin Congelati i licenziamenti e con milioni di lavoratori in cassa integrazione, a luglio, a due mesi dalla fine del lockdown, riprendono sia l’occupazione (timidamente) sia la disoccupazione (più significativamente). E non c’è niente di paradossale, perché da un lato la ripresa della produzione fa ripartire le assunzioni (più 85mila, delle quali 80mila donne, per lo più over 35) ma dall’altro si torna a cercare lavoro e diminuiscono, dunque,...

di Claudia Marin

Congelati i licenziamenti e con milioni di lavoratori in cassa integrazione, a luglio, a due mesi dalla fine del lockdown, riprendono sia l’occupazione (timidamente) sia la disoccupazione (più significativamente). E non c’è niente di paradossale, perché da un lato la ripresa della produzione fa ripartire le assunzioni (più 85mila, delle quali 80mila donne, per lo più over 35) ma dall’altro si torna a cercare lavoro e diminuiscono, dunque, scoraggiati e inattivi. Col risultato di un tasso di disoccupazione che risale al 9,7%, per arrivare al 31,1% tra i giovani.

Il bilancio della fase nera, tra emergenza sanitaria e chiusure, è senza appello: meno 500mila occupati da febbraio, un tracollo che ha visto penalizzati in larghissima parte i lavoratori a termine, che, all’esaurirsi dei contratti, non hanno visto rinnovato il rapporto di lavoro. Con l’aggiunta di altri 239mila autonomi rimasti senza attività.

Il riavvio del mercato del lavoro a luglio è un segnale di ripartenza e dà l’idea di un possibile miglioramento dell’economia, dopo il tracollo del Pil del 12,8% nel secondo trimestre. Dalla stessa Confindustria, oltre alla bocciatura del blocco dei licenziamenti, arriva, però, un’indicazione meno pessimista dei mesi scorsi: "Il terzo trimestre – spiega il direttore generale Francesca Mariotti – dovrebbe far registrare una variazione positiva, grazie alla risalita dell’attività avviata a maggio-giugno. Tuttavia, il recupero è finora parziale e i rischi che si affievolisca sono alti, lasciando l’attività su livelli troppo compressi".

Il risultato sarà un anno con un Pil a meno 10 o 11%. In direzione favorevole comunque sia l’indice Pmi di Ihs Markit, che registra la fiducia dei responsabili degli acquisti delle imprese manifatturiere, che sale ad agosto da 51,9 punti a 53,1 punti. Come anche la crescita del segmento delle autovetture ibride (con la Panda come vettura più venduta) ed elettriche, +241% ad agosto e +49% da inizio 2020.

Le associazioni del lavoro autonomo e delle Pmi, però, continuano a vedere nero. Dalla Confesercenti arriva una fotografia del lavoro autonomo che indica una "strage dell’occupazione indipendente". L’Italia "non è più il Paese delle ditte", commenta il segretario generale, Mauro Bussoni, denunciando un "ambiente sempre più ostile al fare impresa".