La tempesta fiscale perfetta. Tra le scadenze normali del calendario 2020 e quelle rinviate per l’emergenza Covid, da lunedì 20 luglio scatterà un vero e proprio ingorgo di imposte e contributi. Qualcosa come 246 adempimenti (tra cui 230 versamenti) solo fino alla fine del mese a cui aggiungere quelli di agosto e quelli rinviati (causa Coronavirus) al 16 settembre per chi ha subito riduzioni di fatturato a causa della pandemia. Nel giorno in cui il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha pubblicato online sul sito l’Atto di indirizzo del Mef per gli anni 2020-2022 sulle politiche fiscali all’insegna di un sistema tributario più equo ed...

La tempesta fiscale perfetta. Tra le scadenze normali del calendario 2020 e quelle rinviate per l’emergenza Covid, da lunedì 20 luglio scatterà un vero e proprio ingorgo di imposte e contributi. Qualcosa come 246 adempimenti (tra cui 230 versamenti) solo fino alla fine del mese a cui aggiungere quelli di agosto e quelli rinviati (causa Coronavirus) al 16 settembre per chi ha subito riduzioni di fatturato a causa della pandemia.

Nel giorno in cui il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha pubblicato online sul sito l’Atto di indirizzo del Mef per gli anni 2020-2022 sulle politiche fiscali all’insegna di un sistema tributario più equo ed efficiente per sostenere la ripresa, cresce la protesta di professionisti, imprese, commercianti e artigiani di fronte al muro finora sollevato dal governo alla pressante richiesta di un rinvio all’autunno delle scadenze fiscali con la concessione di pagamenti ritardati senza sanzioni e interessi. Sul piede di guerra sono i partiti dell’opposizione con Forza Italia che parla di "girone infernale" e Fratelli d’Italia che stigmatizza un comportamento "vergognoso" ed evidenzia la spaccatura tra il sottosegretario Villarosa e Gualtieri sulla concessione del rinvio promesso dalla maggioranza. Invece ieri, attacca la Lega, "un governo che non ha a cuore il bene dei cittadini" ha giustificato nel question time in commissione Finanze alla Camera il no alla proroga perché "non farebbe in tempo a preparare la nota di aggiornamento al Def". Senza rinvii, che se arriveranno mai saranno "all’ultimo secondo", avverte Marcella Caradonna, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Milano, lunedì ci sarà già un ingolfo di scadenze.

Si va dal pagamento del diritto annuale alle Camere di Commercio all’imposta di bollo sulle fatture elettroniche. E poi versamento di Irpef e Ires per 4,5 milioni di partite Iva (quelle sottoposte agli Isa, ex studi di settore, o in regime forfettario eo dei minimi) per cui era stato previsto il rinvio dal 30 giugno al 20 luglio. Con la possibilità di pagare, con una maggiorazione dello 0,4% più gli interessi, entro il 20 agosto per la pausa estiva.

A fine mese poi (non titolari di partita Iva o esclusi dal rinvio al 20 luglio) dovrà versare con maggiorazione quanto dovuto se non aveva rispettato la scadenza del 30 giugno. Il 16 settembre scade il termine per i versamenti sospesi da marzo a maggio per le vittime economiche del Covid e, a fine settembre, i pagamenti delle somme iscritte a ruolo sospese fino ad agosto. Se è vero che esiste un problema di cassa (le entrate tributarie sono crollate dell’8,4% a 22,3 miliardi nei primi cinque mesi dell’anno) è anche vero, sottolinea Caradonna, che da una parte c’è il sovraccarico degli studi dei professionisti (oltre che dei Caf) chiamati in queste settimane anche a occuparsi dei complicati decreti emergenziali, e dall’altra la condizione difficile di imprese e lavoratori autonomi. Che rischiano di dover utilizzare bonus e prestiti per pagare le tasse e molti "se non ci sono i soldi non potranno farlo". Così per primo l’Ordine nazionale dei commercialisti ha chiesto al Mef una proroga. Richiesta arrivata con forza anche da Confesercenti e Cna (artigiani) che chiedono un rinvio almeno a ottobre e l’agevolazione delle rateizzazioni.