Bruno Villois Le casse pubbliche languono, le entrate tributarie sono in continua fase calante, gli introiti sono scesi almeno del 10 per cento, le scadenze fiscali rinviate si sono sommate, difficilmente quanto non corrisposto sarà versato alle nuove scadenze, visto lo stato di incapienza in cui si dibattono le partite...

Bruno

Villois

Le casse pubbliche languono, le entrate tributarie sono in continua fase calante, gli introiti sono scesi almeno del 10 per cento, le scadenze fiscali rinviate si sono sommate, difficilmente quanto non corrisposto sarà versato alle nuove scadenze, visto lo stato di incapienza in cui si dibattono le partite Iva.

Governo e opposizione brancolano nel buio, il primo dilatando solo le scadenze, il secondo puntando solo sui condoni.

Eppure le esigenze di cassa ordinaria continueranno a crescere, a causa dei maggiori costi sanitari e scolastici e in primavera a chiusura degli esercizi delle controllate pubbliche, soprattutto dei trasporti ma non solo, ci saranno dei rossi record da ripianare.

Il tema della ripresa e il rischio di esplosione dei default aziendali e della disoccupazione sono dietro l’angolo. E’ indispensabile ricorrere a un piano straordinario, in grado di dare ossigeno ai conti pubblici e di innescare la domanda di occupazione.

E’ l’ora di mettere sul mercato l’enorme numero di immobili pubblici dismessi da decenni, caserme, ospedali, tribunali, scuole. Purtroppo la domanda di immobili non è delle migliori e serve un offerta iper accattivante con un prezzo simbolico, ma da corrispondere immediatamente, l’immediato cambio di destinazione abbinato all’apertura del cantiere in modo da creare occupazione, in barba ad ogni tipo di burocrazia. Questa può essere la formula vincente.

Unico neo, manca un’efficiente anagrafe degli immobili pubblici in grado di far capire i numeri e quindi l’entità del ritorno, fondamentale per pianificare politiche di ripresa. Purtroppo l’anagrafe non c’è.