Ilva, cassa integrazione per un anno. Nuova indagine sulle emissioni

Vertice governo-sindacati dopo la rottura con Mittal. Carabinieri nell’acciaieria per acquisire documenti

Ilva, cassa integrazione per un anno. Nuova indagine sulle emissioni

Ilva, cassa integrazione per un anno. Nuova indagine sulle emissioni

L’appuntamento è previsto per oggi a Palazzo Chigi, quando il governo incontrerà i sindacati per fare il punto sulla vertenza Ilva a due giorni dal vertice con Arcelor Mittal che si è chiuso con un nulla di fatto. La tensione resta alta e, nonostante gli ultimi spiragli sulle trattative per il futuro assetto dell’azienda, sulla strada dell’esecutivo continua ad esserci l’ipotesi dell’amministrazione straordinaria. Ieri, intanto, sono state avviate le procedure per la cassa integrazione dei lavoratori di Taranto per un anno mentre c’è stato un incontro riservato fra il Presidente dell’Unione degli Industriali della città pugliese e il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso. Martedì, di buon mattino, erano stati i Carabinieri del Noe di Lecce a bussare alle porte della fabbrica per acquisire una serie di documenti relativi ai livelli emissivi degli impianti, in particolare in relazione ai valori di benzene. L’inchiesta era stata avviata mesi fa dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero e Francesco Ciardo.

Nelle scorse settimane, infatti, sono stati registrati dei picchi finiti all’attenzione di Arpa e Asl e poi della magistratura, anche se non risultano superati i valori soglia fissati dalla norma, ovvero 5 microgrammi per metro cubo d’aria come media annuale. Resta il fatto che gli sviluppi dell’inchiesta arrivano in un momento particolarmente delicato della trattativa con il gruppo franco-indiano. A Taranto, dove sale la tensione per l’incertezza del futuro del siderurgico, dei lavoratori e del risanamento ambientale, hanno suscitato polemiche alcune dichiarazioni rilasciate ieri dall’arcivescovo Ciro Miniero a Radio Vaticana proprio sulla vicenda ex Ilva. Il presule ha affermato che "non c’è alternativa a quella fabbrica a Taranto. La chiusura sarebbe veramente una catastrofe, che significherebbe non pensare al bene di una comunità che è stata formata a questo".

Due consiglieri comunali del fronte civico che spinge per la chiusura del siderurgico, Massimo Battista e Luigi Abbate, si sono detti "esterrefatti e sbigottiti", mentre per il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, il vescovo dovrebbe dire "se accetta con rassegnato realismo l’eccesso di mortalità e di tumori causato dalle emissioni inquinanti". Poi sono arrivate le precisazioni dello stesso Miniero, per il quale "a volte le parole di una conversazione non rendono con chiarezza i pensieri. Specie quando ho detto che ‘la comunità è formata per questo’ non volevo assolutamente esprimere un fatalismo circa il destino della città e la conseguente impossibilità di un cambiamento. Tutt’altro. Volevo semplicemente dire che Taranto, la nostra comunità, costituita di fatto intorno alle sorti dello stabilimento siderurgico, ha diritto a ricevere risposte certe".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro