Illumia
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BOLOGNA

SE LA CORRENTE è contraria le alternative sono due: rallentare o aumentare la frequenza della remata. Il che viene più semplice quando le braccia sono forti, si sa dove andare e come arrivarci. È il caso di Illumia, che di energia se ne intende. L’operatore elettrico bolognese, guidato dal presidente Marco Bernardi, dal fratello Matteo (ad) e dalla sorella Giulia (Hr manager), punta al traguardo dei 500mila clienti nel 2023 forte di un bilancio brillante e di una strategia chiara, basata su canali diretti, operazioni mirate e nuovi servizi.

Marco Bernardi, come valuta i risultati del 2018?

«I dati sono in linea con le aspettative e in continuità con l’ottimo anno precedente. I volumi di gas venduti sono quasi raddoppiati e anche l’energia cresce del 10%. Il bilancio del Gruppo Tremagi, redatto secondo i principi contabili internazionali Ias, vede un fatturato di oltre 900 milioni di euro e un incremento del patrimonio netto fino a 46 milioni di euro. Bene anche le due società controllate: Illumia raggiunge i 20,9 milioni di Ebitda; Wekiwi ha ormai superato la fase di start up e comincia a produrre utile, con un Ebitda di 533mila euro».

Il tema dello sviluppo sostenibile è tornato di grande attualità. Quale strategia adottate sul fronte delle rinnovabili?

«Stiamo lavorando agli accordi Ppa (Power Purchase Agreement), cioè ai contratti di lungo termine che hanno ad oggetto energia prodotta da fonti rinnovabili e prezzi bloccati».

Qual è lo stato dell’arte del mercato libero dell’energia?

«Siamo speranzosi: il mercato di maggior tutela è il vero argine alla liberalizzazione di un settore frenato dalla mancanza di consapevolezza dei clienti finali riguardo alle opportunità di risparmio. La data per il passaggio al mercato libero, inizialmente fissata a luglio 2019, è stata poi procrastinata a luglio 2020. Il sottosegretario Crippa ha recentemente confermato l’intenzione di tenere fede a questo impegno. Lo apprezziamo, ma bisogna passare dalle intenzioni ai fatti».

Cosa proponete?

«Occorre innanzitutto creare un albo venditori selezionati che aiuti i consumatori a orientarsi tra i moltissimi operatori in campo. Allo stesso tempo sarebbe opportuna la ‘messa in sicurezza’ delle fasce di popolazione in difficoltà con un’erogazione automatica del bonus. Infine, se si vuole un mercato veramente concorrenziale, occorre introdurre un tetto antitrust».

La questione degli oneri di sistema che gravano sulla bolletta è sempre calda. Qual è la vostra posizione in merito?

«Siamo contrari agli oneri che non c’entrano nulla con la fornitura di energia, come il canone Rai o il contributo per il salvataggio di Alitalia paventato di recente. La vanità di un fatturato incrementato da voci che non sono del nostro core business non ci interessa. Inoltre, queste voci impediscono al consumatore di percepire realmente i vantaggi del mercato libero».

Come si muove Illumia in questo contesto?

«Senza attendismi: siamo cresciuti costantemente attraverso operazioni di M&A (fusioni o acquisizioni, ndr) e partnership commerciali, una all’anno negli ultimi sette, e sviluppando i canali diretti di vendita».

Perché operazioni straordinarie?

«È necessario e anche opportuno. Laddove c’è la possibilità di trovare expertise e nuovi segmenti di clientela dobbiamo ampliare i servizi e competere con i nostri concorrenti».

Intendete offrire nuovi servizi?

«Sì, nel 2019 abbiamo già annunciato la partnership con Oper Fiber. Entro fine anno proporremo un servizio integrato luce, gas e internet, che comporterà vantaggi significativi per il cliente».

Puntate molto su welfare aziendale e crescita dei dipendenti. Ci sono novità in cantiere?

«Sì, quest’anno abbiamo investito mezzo milione di euro in welfare aziendale, che vuol dire educazione dei figli, sanità, viaggi e altro ancora. Vogliamo continuare, i feedback sono positivi. L’ultima novità, ora in sperimentazione, è lo smart working: circa il 25% dei dipendenti, con priorità per mamme e pendolari, potrà lavorare da casa o comunque fuori dall’ufficio un giorno alla settimana. È il modo con il quale rendiamo concreta la fiducia e la gratitudine che nutriamo per i nostri collaboratori».

A giudicare dalle tante attività dedicate al territorio, verrebbe da dire che la fiducia va oltre il perimetro aziendale.

«Ogni cosa che cresce deve avere l’ambizione di uscire dai propri confini, ma senza staccarsi del tutto. È infatti ai nostri collaboratori che chiediamo come destinare il nostro tesoretto charity, che dispone del 2% dell’utile netto, più di 400.000 euro negli ultimi 4 anni. Per quanto riguarda le sponsorship, cerchiamo opportunità di visibilità che abbiano le seguenti caratteristiche: coerenza con i valori aziendali, vicinanza con il territorio e respiro nazionale. Sono da leggere così le sponsorizzazioni allo staff di Cesare Cremonini durante l’ultimo tour e al Bologna Fc».