Fardello del Covid-19 sulle spalle, il vivaismo ingrana la marcia e prova a tracciare nuovi sentieri. Gli aiuti immediati (già) chiesti a istituzioni di ogni ordine e grado, le politiche per l’ambiente, la riapertura dei mercati esteri sono già nell’agenda del settore di punta dell’economia pistoiese, forte di circa duemila aziende, in gran parte a conduzione familiare, specializzate nella produzione di piante ornamentali da esterni, per il verde pubblico e privato.

Fra i primissimi settori in Italia ad accusare il colpo della pandemia con i tir carichi fermati alle frontiere, sembra adesso essere tra i pochi ad aver già imboccato la strada della ripresa. Che pure, come per tutti i settori produttivi, rimane in salita, dopo una perdita media di fatturato fra il 30 e il 40% con punte fino al 70. Nella cintura verde che racchiude la città, quasi proteggendola dall’Autostrada 11, le braccia degli operai sono tornate a sollevare vasi per caricarli su camion in partenza. Sono quasi cento i giorni passati dalle prime avvisaglie del Covid e la normalità sta lentamente tornando. "In tutti i sensi – dice con amara ironia Francesco Mati, presidente del distretto vivaistico e ornamentale – considerando che, come imprenditore, per accedere ai prestiti garantiti dallo Stato mi sono dovuto recare personalmente a Roma, alla sede del Ministero, per mettere sei firme". Aperti, già nei primi giorni dell’allentamento delle misure anti contagio, anche gli spazi di vendita diretta nei vivai, il settore tiene la barra dritta sui ‘grandi mercati’, interni ed esteri.

"Se c’è stato qualcosa di positivo in questa quarantena – nota ancora Mati – è che ha risvegliato un po’ di amore per il verde. Basta pensare alla compagnia che i gerani hanno tenuto ai fortunati dotati di un terrazzo". E dall’appartamento pieno di gerani alle città piene di piante il passo, secondo gli addetti ai lavori, è più breve di quanto si pensi. "Il verde migliora la qualità dell’aria, questo è risaputo, e di pari passo la salute. Un dato su tutti lo conferma: le aree con maggiore concentrazione di CO2, come la pianura Padana, sono le stesse dov’è stato registrato il maggior numero dei contagi". Conclusione? "La riqualificazione del verde nelle città darebbe un doppio beneficio, sul piano della salute pubblica e su quello degli incentivi all’economia".

Fin qui sul fronte interno. Secondo ‘grande mercato’, è invece quello estero, che sembra tuttavia sulla strada delle riapertura, almeno per i vivaisti che concentrano l’export all’interno dell’Unione europea. E se il ‘bonus verde’, da cavallo di battaglia del vivaismo pistoiese incassa adesso giudizi scettici per non essere stato incrementato, c’è soltanto un altro ostacolo da superare, quello della liquidità. "Fra le tante proposte di cui da tanto tempo si parla per l’aiuto al settore vivaistico, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali è quella in grado di portate benefici concreti e immediati" ha già ricordato insieme ai colleghi di tutta Italia Luca Magazzini, presidente dell’Associazione vivaisti italiani.