"Puntiamo sulla qualità. Ci rialzeremo". Giovanni Bastianelli (nella foto in alto), direttore esecutivo di Enit, guarda avanti con (cauta) fiducia. All’orizzonte ci sono mesi di turismo soprattutto locale, ma anche un allungamento della stagione: vacanze non più concentrate tra luglio e agosto, ma fino a ottobre.

Bastianelli, l’Italia turistica non prende un anno sabbatico?

"Assistiamo a un adattamento al nuovo scenario. Il bisogno di andare in vacanza resta forte, ma quest’anno c’è chi dovrà rinunciare o chi deve convivere con difficoltà economiche legate all’emergenza sanitaria. La maggior parte degli italiani resterà in patria, questa è una prima conseguenza. Un altro cambiamento è legato alle modalità".

Sarà l’estate del mordi e fuggi?

"Il mordi e fuggi non è una novità: da tempo c’è la tendenza a prendersi più momenti di pausa e non soltanto un periodo lungo. Le prenotazioni ci dicono che si predilige un ambiente controllato, come le abitazioni private, e che si partirà per lo più con la famiglia o in coppia. La pandemia ha cambiato le abitudini".

Così si spiega l’allungamento della vacanza principale fino a ottobre?

"Il clima lo consente. E il settore ha bisogno di provare a recuperare il terreno perso negli ultimi mesi".

La vostra indagine dice che solo un italiano su due partirà in estate: basterà a sostenere un settore che sconterà l’assenza della maggior parte degli stranieri?

"Il turismo, che impegna 4 milioni di persone, ha subìto gli effetti della crisi prima e più di altri settori. Ma sono convinto che ripartiremo più forti di prima, quando il Coronavirus sarà alle spalle. Intanto ci prepariamo a una stagione di transizione, con flussi turistici più bassi".

Quanti ha pesato l’emergenza?

"La stima è di circa 65 miliardi di euro per il 2020, di cui una ventina generati dagli stranieri. L’Italia conta mezzo miliardo di presenze all’anno ed è al vertice tra le destinazioni nel mondo. I grandi numeri arrivano soprattutto dalle città d’arte come Roma, Firenze, Venezia e Napoli, quelle che ora soffrono di più proprio perché gli stranieri non arrivano. Non solo: l’Italia è prima in Europa per turisti a lungo raggio: uno su quattro proveniente da Paesi extraeuropei sceglie noi. Ecco perché lo scenario attuale ci penalizza".

La riapertura delle frontiere esterne dell’Unione europee a luglio sarà d’aiuto?

"Va considerato che la maggior parte degli stranieri arrivano in Italia dall’Europa. Un esempio: i turisti di lingua tedesca pesano per il 35%, c’è anche chi viene in auto. Molti Paesi puntano a trattenere i turisti in casa, la scelta di spostarsi dipende da diversi fattori compresa la fiducia. Diverso il discorso che riguarda i Paesi extraeuropei. Prendiamo gli Stati Uniti, secondo bacino di provenienza dopo quello tedesco: almeno fino a ottobre i voli verso l’Italia non ripartiranno. Faremo i conti con un calo dei valori assoluti, il calo degli stranieri non sarà compensato dagli italiani che non andranno all’estero".

E allora come si superano le difficoltà?

"Le cose cambiano rapidamente, un mese fa riusciva difficile pensare alla vacanze. Vivremo una ripartenza lenta, per il turismo a medio e lungo raggio sarà fondamentale il completo ripristino dei voli. La varietà dell’offerta resta un nostro punto di forza, occorre saper intercettare le nuove esigenze turistiche. Non si tratta soltanto di garantire la sicurezza, ma della capacità di comprendere al meglio le mutate abitudini dei viaggiatori".

Intanto, in Romagna, c’è chi propone camere low cost a 9 euro. Dove porterà tutto questo?

"Il prezzo è una variabile importante, ma non l’unica. Quella più importante è la qualità. Non parlo della singola struttura, ma della qualità della vita che un turista trova da noi. È un nostro tratto distintivo e da qui dobbiamo ripartire".