Il gruppo Gabel punta su Curno e riapre il punto vendita della città dopo un importante restyling, favorendo la ripartenza economica del territorio più colpito dal Covid-19: la provincia di Bergamo. Un’autentica vocazione alla sostenibilità e al made in Italy, praticata quando l’attenzione all’ambiente non era ancora una necessità imprenditoriale. Michele Moltrasio (al centro nella foto), amministratore delegato e presidente, racconta: "L’azienda è stata fondata da mio padre Giuseppe a Rovellasca, in provincia di Como, dove nel 1957 cominciò a creare la filiera per la produzione di biancheria per la casa. Negli anni ‘80 la famiglia decise di acquisire una centrale idroelettrica sull’Isonzo per alimentare gli stabilimenti. Ancora oggi utilizziamo per tutte le nostre unità e per i negozi energia proveniente da fonti rinnovabili. E di recente ci siamo aggiudicati la Gots, certificazione che garantisce che i prodotti sono ottenuti nel rispetto di criteri ambientali in tutti gli stadi della produzione e la Step, che ci riconosce tra gli stabilimenti tessili sostenibili, a livello etico e ambientale".

Lei rappresenta la seconda generazione di un’azienda a gestione familiare.

"Lavoro con mio fratello Massimo, responsabile dell’ufficio stile e prodotto, e mia sorella Francesca (rispettivamente, a destra e a sinistra nella foto), che segue la comunicazione. Abbiamo 350 dipendenti di cui – non lo dico per dire – ho un rapporto diretto e quotidiano. Ci teniamo ad essere per tutti un punto di riferimento. Chiunque lavora per noi sa che, in presenza di un problema, può bussare alla porta e sarà ascoltato. I collaboratori sono la forza trainante del nostro modo di fare impresa".

In tempi di delocalizzazioni, la vostra realtà sembra saldamente radicata sul territorio.

"Siamo delle mosche bianche. Il 94 per cento degli articoli viene prodotto negli stabilimenti di Rovellasca e Buglio in Monte, in provincia di Sondrio. Fanno eccezione alcune referenze, come i piumini. Abbiamo però stretto una joint venture con una famiglia indiana, la Kapoor Global Cotton, che condivide i nostri standard qualitativi e i nostri valori".

Il Made in Italy è quindi una strada percorribile?

"Produciamo in proprio al cento per cento, dalla tessitura, alla tintoria, alla stampa, alla nobilitazione e confezione dei nostri prodotti. É una sfida che ci impegna quotidianamente e consente un controllo costante sulla qualità, altrimenti difficile".

Come fronteggiate i colossi che propongono articoli a prezzi competitivi?

"Puntando sulla cura dei dettagli e la storia dei nostri brand".

E l’export?

"Ci siamo concentrati su Cina, Corea del Sud, Giappone e Usa facendo appunto leva sulla qualità del made in Italy. Il percorso è complesso, ma continuiamo a dedicargli energie e investimenti".

Lei ha fatto studi economici lavorando, sin dalla gavetta, nell’azienda di famiglia. Ha un’ambizione nascosta?

"Ho un temperamento riflessivo e se non avessi deciso di proseguire l’attività paterna avrei fatto lo psicologo. Mi piace molto capire cosa c’è dietro ogni persona, quali siano le sue vere qualità e aspirazioni".