di Pino Di Blasio Quella che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sta giocando al tavolo da poker del credito italiano è una mano ’all in’. Tutte le fiches del Tesoro sono puntate sull’aggregazione tra UniCredit e Monte dei Paschi; il resto sono solo digressioni, utili per provare eventuali piani B in caso di fallimento dell’opzione originale. Ma sembra complicato pensare ad altre operazioni, dopo che il gran ballo della finanza ha trovato le sue coppie ideali. Potrebbero...

di Pino Di Blasio

Quella che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sta giocando al tavolo da poker del credito italiano è una mano ’all in’. Tutte le fiches del Tesoro sono puntate sull’aggregazione tra UniCredit e Monte dei Paschi; il resto sono solo digressioni, utili per provare eventuali piani B in caso di fallimento dell’opzione originale. Ma sembra complicato pensare ad altre operazioni, dopo che il gran ballo della finanza ha trovato le sue coppie ideali. Potrebbero esserci quattro matrimoni per evitare funerali nel sistema bancario italiano: dopo Intesa Sanpaolo e Ubi, Banco Bpm e Bper sono alle pubblicazioni, Credit Agricole ha lanciato l’opa su Creval. E il Monte ha visto cadere l’ostacolo più tenace all’aggregazione, il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, rimasto fedele al dogma di Norman Mailer, ’i duri non ballano’. Ora che Mustier si è fatto da parte e Pier Carlo Padoan è salito sulla plancia di comando della banca di piazza Gae Aulenti, il mosaico del sistema bancario immaginato da Gualtieri, imposto dalla Bce, dalla Commissione Ue, vede altri tasselli andare al loro posto. Anche se un portavoce di Unicredit precisa: "No a operazioni in perdita". Come dire: per prendere Mps non vogliamo rimetterci.

A dare retta alla reazione a caldo dei mercati, con il titolo Unicredit che ha bruciato un miliardo e mezzo di capitalizzazione in Borsa, mentre Mps ha preso un po’ di ossigeno, le nozze tra Siena e l’unica banca paneuropea sarebbero avversate da molti. Se invece si ascoltasse l’ex ministro Tria ("Mps non è una piccola banca, ci vuole un gruppo con le spalle solide") o Davide Serra, del fondo Algebris ("è un’operazione positiva, Siena non può rimanere stand-alone"), l’accordo sarebbe fatto.

Bisognerebbe leggere i piani industriali dell’eventuale fusione, vedere gli impatti sugli oltre 80mila dipendenti e 26 milioni di clienti in 18 Paesi e 4mila filiali in Italia di Unicredit, rispetto ai 22mila dipendenti, 1.500 filiali e 4 milioni e mezzo di clienti tutti italiani di Mps, per ragionare sui numeri. Piani che spetteranno al nuovo ceo Unicredit. La lotteria dei nomi è già partita: accanto ai grandi della finanza, come Alberto Nagel di Mediobanca, Victor Massiah, uscito da Ubi, e Giuseppe Castagna di Banco Bpm, è spuntato il nome di Marco Morelli, ad a Rocca Salimbeni fino a giugno, dall’estate numero 2 di Axa. Sarebbe un’ipotesi intrigante, ma spetta a Padoan e al cda selezionare la nuova guida all’Unicredit Tower.