Ha introdotto in Italia il dibattito sulle scienze della narrazione nel mondo aziendale e da molti anni unisce una lunga esperienza nel campo della consulenza strategica, del marketing istituzionale e della direzione d’impresa, all’attività di ricerca, insegnamento e divulgazione nel settore del Corporate Storytelling e della comunicazione istituzionale. Andrea Fontana, sociologo della comunicazione e dei media narrativi, è appena uscito con un manuale rivolto alle imprese che hanno sempre più bisogno di “raccontare” le loro storie: ‘Storytelling d’impresa’. Seconda edizione aggiornata e rivista dopo quattro anni dall’uscita del testo-madre, è pensato per dare una risposta ed essere una guida completa non solo per il racconto ma anche per dare testimonianze concrete della narrazione, sia personale che aziendale. Per questo, l’opera, completa di molti casi-studio ed esempi pratici, spiega in dettaglio le tecniche, i processi e gli strumenti dello Storytelling individuale e del Corporate Storytelling, indispensabile per raccontarsi su mercati saturi come quelli aziendali. Perché le storie vanno cercate, inseguite, trovate, raccontate e infine fatte vivere.

Tra febbraio e maggio il mondo ha vissuto il trauma del Covid-19 che ha determinato un cambiamento catastrofico e radicale, tale da generare uno tsunami anche nel nostro immaginario collettivo. Da racconti di impresa basati sul successo, sulla forza, sul divertimento, i viaggi, le scoperte, siamo passati a narrazioni basate sulla cura, sulla reciprocità, sull’elaborazione del dolore, sulla prudenza (dello stare a distanza, ma non solo). Un esempio tangibile la dà la campagna di McDonald’s: la celeberrima multinazionale, per suscitare attenzione sulla necessità di tenersi fisicamente distanti, ha diviso i suoi famosi archi, un’eresia in termini di marketing classico. Nel raccontarsi si assumono posizioni esistenziali e si indicano destini o destinazioni di vita di cui si diventa responsabili. Oggi le storie sono cose molto serie. I racconti ancora di più.