Alberto D'Annibale
Alberto D'Annibale

VERONA

«VOLEVO fare qualcosa di grande. Non avrei mai tollerato un’esistenza normale, da italiano medio che non sta né bene né male. Così ho iniziato a lavorare già al liceo, avevo 15 anni e affittavo discoteche». Se per riflesso condizionato in questi anni avete associato indistintamente i giovani italiani all’infelice definizione di ‘bamboccioni’ o, nei casi migliori, all’opposta (ma non meno famigerata) categoria dei ‘cervelli in fuga’, la storia di Alberto D’Annibale vi farà ricredere, eccome. Veronese, classe 1995, questo 24enne è la dimostrazione pratica di come sia possibile una via intermedia: si può sfondare da giovanissimi e senza espatriare.

D’ANNIBALE è infatti il creatore del franchising emergente Cronos Escape Room, che conterà a breve 13 negozi sparsi per l’Italia, ma il numero è destinato a salire. Quello delle escape room è un fenomeno in crescita: nel nostro Paese se ne contano 400. E se avete meno di 30 anni non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni. Per tutti gli altri: si tratta di luoghi di divertimento a tema in cui un gruppo di concorrenti deve cercare una via di uscita da posti suggestivi come l’Area 51, la tomba di Tutankhamon o l’Inferno dantesco risolvendo enigmi, codici e rompicapo. Un gioco intelligente, in cui è necessario saper gestire le emozioni, lo stress e utilizzare logica, intuito, pensiero laterale e, soprattutto, fare squadra. Gli affari vanno bene, tanto che questo imprenditore ventenne è salito in cattedra: a maggio è stato invitato dalla facoltà di ingegneria di Bologna per spiegare ai coetanei del corso di Creazione d’impresa come si fa a fare quello che loro studiano… A sentirlo parlare viene in mente Paul Valéry: il modo migliore per realizzare i propri sogni è svegliarsi. Due anni fa ha fondato l’azienda senza laurea e frequentando solo corsi di alta formazione in marketing strategico e gestione d’impresa.

Come ha fatto?

«Sono ambizioso e mi sono posto presto il problema di cosa fare della mia vita. Volevo l’indipendenza economica per non chiedere soldi ai miei, ma studiare e lavorare sono cose serie e per me l’una escludeva l’altra: ero determinato a buttarmi anima e corpo sul lavoro. I ragazzi fanno l’università senza sapere cosa vogliono davvero. A me piaceva psicologia, ma avrei iniziato a lavorare dieci anni dopo e senza soddisfazione economica. Impensabile».

La soluzione?

«A meno che tu non voglia fare un mestiere per cui un titolo serve, l’università aiuta poco: tante conoscenze ma poche competenze. Dopo le superiori ho lavorato 4 anni a testa bassa in un’azienda del settore del cashback e mi è cambiata la vita. Sono diventato il numero uno e a 19 anni guadagnavo come un direttore di banca e gestivo diversi team».

Poi la voglia di fare impresa…

«Sì. Quell’esperienza mi ha cambiato forma mentis. Tutto quello che pensavo ha trovato conferma: il messaggio ‘fatti da solo’ era valido. È stata la mia università. Poi un giorno sono entrato in una escape room e ho avuto l’illuminazione: era un business che funzionava. Così è nata Cronos».

Come si entra in un settore avviato?

«Bisogna differenziarsi: io ho chiamato la società leader in Europa di enigmi e ho fatto fare le scenografie ai maghi che le realizzano per i grandi parchi di divertimento».

I suoi coetanei vivono nell’angoscia per un posto di lavoro che non c’è e una vita che stenta a decollare. Qual è il segreto?

«Sono grato a tutti quelli che mi hanno dato fiducia, ma per me semplicemente non esisteva l’idea di non farcela. Non lo accettavo. Questo ha fatto la differenza. Il sistema italiano ostacola giovani e imprenditori, è vero, ma bisogna concentrarsi su quello che possiamo cambiare: noi stessi. I ragazzi devono svegliarsi e trovare il modo».