di Elena Comelli

Via i cinesi, dentro i tedeschi. Il porto di Amburgo sbarca in Adriatico, rilevando il 50,1% della Piattaforma Logistica Trieste e diventando il primo azionista di un terminal in grande espansione. Comincia così, con il passaggio di proprietà a Hamburger Hafen und Logistik Ag (Hhla), previsto entro fine anno, il percorso per realizzare le nuove infrastrutture necessarie alla forte crescita del primo porto italiano. "Come Amburgo è la porta del Nord, ci aspettiamo che Trieste divenga quella del Sud" commenta Vittorio Petrucco, che insieme ad Antonio Parisi ha venduto la sua quota agli amburghesi. Un matrimonio naturale, visto che lo scalo giuliano – grazie anche a un efficiente interscambio con il trasporto su ferrovia – trasferisce grandi volumi di traffico verso il Nord e l’Est Europa. Non a caso Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, ente che verificherà gli step autorizzativi e attuativi (in primis la Golden Power del governo), parla per la città di un ritrovato "bacino naturale di sbocco Centro-Nord europeo che già in passato ha fatto grande il porto franco", nell’epoca dell’impero austro-ungarico.

Hhla, quotata in Borsa ma controllata dalla municipalità di Amburgo, raddoppierà il capitale societario all’inizio del 2021, con un’iniezione da 12,5 milioni che garantirà la maggioranza del cda e l’amministratore delegato. Comincerà così la storia dello sviluppo del Molo VIII e della riconversione della Ferriera di Servola.

Il nuovo partner industriale ha risorse in abbondanza e molte ne serviranno. Il terminal di Servola costerà infatti 150 milioni tra smantellamento dell’area a caldo e creazione dei piazzali, più altri 100 per edifici, ferrovia e raccordo autostradale. Per il primo lotto del molo container serviranno da 100 a 300 milioni, che diventano un miliardo per raggiungere la massima estensione prevista. Hhla gestisce buona parte dei traffici di Amburgo, primo porto container tedesco e secondo in Europa dopo Rotterdam. Sull’accordo le parti lavorano dalla seconda metà del 2019, quando una fase di stallo del dialogo con China Merchants e le resistenze dell’amministrazione Trump hanno visto la Piattaforma Logistica Trieste aprirsi all’interesse tedesco. Il colosso asiatico pare intenzionato a tentare in futuro nuove collaborazioni direttamente con i tedeschi, che hanno dimostrato di saper fare affari con la Cina, pur senza inscenare le parate romane che tanto hanno irritato Washington al tempo della sottoscrizione del memorandum d’intesa.

Fondata nel 1885, Hhla gestisce buona parte dei traffici di Amburgo, primo porto container tedesco e secondo in Europa dopo Rotterdam. Nel 2019 lasocietà – guidata da una donna, Angela Titzrath – ha fatturato 1,35 miliardi, movimentato merci per 7,6 milioni di tonnellate (dieci volte il traffico di Trieste) e gestito un patrimonio umano di oltre seimila dipendenti ad alta specializzazione. Per Amburgo, aprire una via da Sud all’Europa centrale è strategico: si tratta di un’opzione più breve rispetto alla rotta del Nord e inoltre il riscaldamento globale sta riducendo la portata dei canali che hanno fatto la fortuna dei porti tedeschi, costretti ora a continui dragaggi per far passare navi sempre più grandi. Trieste piace per fondali, collocazione e collegamenti ferroviari in fase di potenziamento. Quella in Adriatico è la terza operazione fuori dai confini nazionali, dopo l’acquisizione di terminal nei porti di Odessa e Tallin.

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