"Con l’inizio della Fase 3, le organizzazioni dovranno identificare forme ibride nelle modalità di lavoro per il rientro in azienda: siamo davanti alla possibilità di compiere un salto di innovazione manageriale atteso dagli anni ’60". La previsione è di Luisa Bagnoli, ad di Beyond International, società milanese di consulenza in leadership e innovazione manageriale legata ai future trend. "Per settembre si parla di lavoro al 50% in presenza e 50% smart working – osserva –: i team cioè non dovranno più essere presenti nello stesso posto nello stesso momento e questo sarà un cambiamento epocale di paradigma. Prima della pandemia infatti prevaleva ancora quello della predizione e controllo, non certo quello dell’autonomia condivisa".

Tra le aziende che nel mondo hanno già adottato la telepresenza robotica c’è la finlandese Kone che in Illinois usa il device Double nell’organizzazione interna per i corsi di formazione, per seguire gruppi di lavoro da remoto o per il supporto all’assistenza tecnica 247. Oppure l’agenzia Red Interactive di Santa Monica (California) dove, dopo essere stato accolto con scetticismo, lo strumento è diventato una vera estensione della forza lavoro, distribuita in varie città americane, anche allo scopo di trovare le migliori risorse ovunque siano, ottimizzando l’esperienza degli stessi dipendenti.

"A livello organizzativo andranno cercati nuovi comportamenti, tendenze ed equilibri, ma per ottenere flessibilità e agilità serve innanzi tutto costruire fiducia e trasparenza – commenta Bagnoli –. La telepresenza robotica (Double 3), che distribuiamo come strumento di innovazione manageriale, è uno strumento che consente tre possibilità: far tornare le persone in sicurezza in azienda, disegnare su misura caso per caso il bilanciamento tra lavoro digitale e lavoro in presenza, creare una vera cultura dello smart working e quindi del lavoro ibrido, da casa essere ‘in presenza’ in ufficio".

Daniele Monaco