Bruno Villois Ogni volta che nel nostro Paese si parla di opere pubbliche viene fuori il dilemma: massimi controlli per evitare infiltrazioni malavitose e sperequazioni sugli occupati, oppure manica larga fidandosi, pur facendo controlli, di chi le opere deve farle? Buon senso degli operatori o lungaggini...

Bruno

Villois

Ogni volta che nel nostro Paese si parla di opere pubbliche viene fuori il dilemma: massimi controlli per evitare infiltrazioni malavitose e sperequazioni sugli occupati, oppure manica larga fidandosi, pur facendo controlli, di chi le opere deve farle? Buon senso degli operatori o lungaggini burocratiche? Questa volta, per poter accedere e utilizzare le risorse del Recovery plan, sarà indispensabile completare le opere nei tempi e costi previsti. Evitando di finire in mano alla delinquenza o di affidarsi a troppi subappalti, limitati per legge al 50%. Con l’obbligo di mantenere le norme sul lavoro, in materia di salari e sicurezza. La mediazione del premier Draghi ha consentito di definire le caratteristiche sia di come si debbano realizzare le opere, sia delle garanzie su trasparenza e legalità. Il problema comunque emergerà quando si apriranno i primi cantieri fisici e virtuali, visto che parte rilevante dei 240 miliardi di contribuzione all’Italia sono destinati alla digitalizzazione. In gran parte dovranno interessare le amministrazioni pubbliche. A quel punto si potrà capire se le cose funzionano oppure i soliti intralci, non necessariamente malavitosi, ma anche solo di natura politica, lo impediranno. Di certo il Paese deve risorgere e senza i sostegni dell’Europa, vincolati a riforme che da noi mancano da almeno trent’anni, non sarà possibile. Oltre all’impegno del Governo, e si spera delle forze politiche, a rendere le cose possibili, sarebbe opportuno che anche le rappresentanze datoriali spingessero i loro associati a fare e bene e con la massima trasparenza.