di Davide Gaeta

L’emergenza sanitaria colpisce gravemente tutti i sistemi economici compreso quello agro-alimentare italiano, proprio negli anni dove stava dimostrando una netta crescita, raggiungendo ii 300 miliardi di euro volume d’affari, il 20% circa del Pil italiano ed il terzo posto in Europa, per valore aggiunto ed esportazioni, dopo Francia e Germania. Nel caso dell’agribusiness l’impatto economico del Covid è ancora più violento perché insiste sulle ancora numerose debolezze del sistema; la fragilità della produzione agricola, polverizzata e scarsamente integrata a valle.

La prevalente concentrazione delle esportazioni in mercati molto affollati, come quelli europei, con conseguente forte tensione sui prezzi. L’Europa rappresenta infatti oltre il 66% delle nostre destinazioni alimentari, mentre siamo deboli nel sistema asiatico e nel mercato nord americano con rispettivamente il 7,5 e l’11% circa del nostro export. A questo si aggiunga la scarsa diversificazione e digitalizzazione dei canali di vendita, dominati da un sistema distributivo ancora tradizionale, con una forte componente nel dettaglio, oneroso e ed ora gravemente minacciato nella sua sopravvivenza dal rischio di ripetuti lockdown che i decreti ristori non potranno compensare. D’altra parte sono ancora deboli i sistemi alternativi delle vendite come l’ e-commerce, accelerati dai confinamenti, ma ancora poco interiorizzati nella cultura d’impresa.

Le misure che l’Europa sta mettendo in atto con il Recovery Plan ed il Next Generation Eu all’interno del progetto ‘Farm to Fork’ tra il 2021 ed il 2022 potrebbero essere fondamentali per investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, ma guai ad una spesa priva di visione strategica.

Davide.gaeta@univr.it