22 set 2021

Il Pil vola ma è allarme licenziamenti. "La ripresa non crea occupazione"

A pagare il prezzo più salto saranno i giovani. La pandemia selezionerà le aziende. In stallo il decreto che blocca le delocalizzazioni: spaventa le imprese

claudia marin
Economia
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Situazione lavorativa, il sondaggio

Il Pil vola verso il 6 per cento, ma l’autunno dell’Italia nel guado dell’emergenza Coronavirus è fatto di crisi aziendali con licenziamenti in tronco o quasi (come nel caso di Gkn), lavoro che non torna ai livelli pre-pandemia, contratti brevi, stage, occupazioni sottopagate. Senza contare lo spettro della fine del blocco dei licenziamenti nel terziario, nei servizi e nelle piccole imprese, in programma per la fine di ottobre: un appuntamento che potrebbe rivelarsi ben più drammatico di quello di inizio luglio per le grandi imprese manifatturiere, se solo si pensa a come la crisi ha colpito ristoranti, alberghi, attività culturali e piccoli negozi. "In termini sociali e politici – spiega Emmanuele Massagli, presidente di Adapt, il Centro studi fondato da Marco Biagi – la divergenza tra la svolta del Pil e la ripresa stentata dell’occupazione è uno scenario che merita attenzione. Proprio in ragione dei processi di ristrutturazione in atto nelle aziende e della inevitabile selettività della ripresa, non accessibile alle imprese che non sono riuscite a superare l’inaspettata crisi pandemica e hanno definitivamente chiuso i battenti, è probabile che nel breve periodo si osservi il fenomeno della ripresa senza occupazione". A preoccupare e allarmare sono innanzitutto gli 87 tavoli di crisi aziendali aperti al Ministero dello Sviluppo economico. Whirlpool, Elica, Blutec, ex Embraco, Gkn, Gianetti Ruote sono solo alcune delle aziende che già da qualche settimana sono all’attenzione dell’equipe guidata dalla viceministra, Alessandra Todde. Sullo sfondo rimane in una sorta di terra di nessuno l’atteso decreto Todde-Orlando per arginare il fenomeno delle delocalizzazioni delle imprese. La versione circolata ad agosto, con una raffica di procedure rafforzate per i licenziamenti collettivi e con multe per i gruppi stranieri che lasciano l’Italia, non è stata apprezzata dal ministro Giancarlo Giorgetti, e, a quanto sembra, anche dal premier Mario Draghi, nel ...

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