Dall’aprile dell’anno scorso, Luciano Colombini è alla guida di Banca Ifis come amministratore delegato. La sua carriera nel settore creditizio è però molto lunga e inizia negli anni ’80 al Banco di Roma dopo la laurea in Giurisprudenza. Poi, nel 1984, il passaggio alla Banca Popolare di Vicenza dove riveste per oltre vent’anni ruoli di crescente responsabilità fino alla nomina a direttore generale nel 2005. Nel 2007 lascia la banca veneta per ricoprire il ruolo di direttore generale in diverse realtà del settore creditizio (Banca Popolare di Verona San Geminiano e San Prospero – Gruppo Banca Popolare, Unipol Banca, Gruppo Banca Desio e della Brianza). Ultima tappa, prima di arrivare all’attuale carica, quella di amministratore delegato del Gruppo Banca Finint tra il 2016 e il 2019. La scorsa settimana, a Milano, Colombini ha presentato il primo piano industriale di Banca Ifis da quando è amministratore delegato.

Dottor Colombini, qual è, in sintesi, il filo conduttore che lega assieme gli obiettivi esposti nel piano?

«Il fil rouge del piano Industriale è di certo la crescita sostenibile. Abbiamo dichiarato di voler raggiungere 147 milioni di utili nel 2022 che sono per noi un obiettivo credibile e realistico: questi utili infatti deriveranno, diversamente dal passato, dalla crescita dei business core e in misura sempre minore dall’apporto, che andrà esaurendosi nel triennio, della componente finanziaria straordinaria. I business core su cui Banca Ifis ha oggi una forte leadership di mercato tangibile sono il Commercial e Corporate Banking, in primis il Factoring, e i Non Performing Loans».

Esponendo i contenuti del piano, Lei ha sottolineato il vostro ruolo di Banca specializzata a sostegno dell’economia reale. Come riuscite a svolgere questa funzione?

«Siamo una banca da sempre vicina alle Pmi, un operatore specializzato nel sostegno delle small & micro cap. Contiamo su circa 80mila clienti e vogliamo incrementare la nostra presenza territoriale evolvendo il modello commerciale con nuovi investimenti anche per migliorare la riconoscibilità del brand. L’offerta sarà più ampia perché avremo nuovi prodotti per un target di medie imprese (tra 15 e 70 milioni di euro) tra cui: prestiti, advisory, servizi per l’estero, valutazione e mitigazione dei rischi».

Voi siete oggi tra i maggiori operatori nazionali nella gestione degli Npl (non performing loans). Quali sono a suo avviso le prospettive del mercato in cui operate? Ha ancora notevoli margini di crescita?

«Siamo un investitore primario con una forte specializzazione nei crediti in sofferenza unsecured, il nostro vantaggio competitivo è dato dalla combinazione di capacità di acquisto e gestione dei portafogli Npl, con un database proprietario di oltre 1,2 milioni di debitori. In termini di transazioni, ci aspettiamo che il mercato degli Npl rimanga dinamico anche nel prossimo triennio. La nostra strategia è continuare nell’acquisizione di crediti unsecured, ampliando progressivamente le caratteristiche dei portafogli acquisiti al segmento secured e corporate, aumentando continuamente l’efficienza del processo di recupero».

Tra gli obiettivi esposti nel piano c’è anche l’assunzione di 190 persone, tra cui molti giovani dinamici. Può dare qualche dettaglio in più su questi obiettivi?

«Il piano prevede 190 nuove assunzioni nell’arco del triennio a fronte di 67 uscite volontarie per prepensionamenti. Le persone sono fondamentali per questo abbiamo previsto importanti investimenti in formazione, l’introduzione di tutte quelle attività volte a conciliare i ritmi vita-lavoro come lo smart working e, se possibile, il part-time e la sostenibilità dei luoghi di lavoro. Investiremo in nuovi uffici in ottica sostenibile e green per migliorare gli spazi e qualità degli ambienti».