Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano: «Adesso la sfida – ha detto commentando i dati del primo semestre 2020 – è sostenere il comparto del fuori casa e gettare le basi per la definitiva ripartenza»
Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano: «Adesso la sfida – ha detto commentando i dati del primo semestre 2020 – è sostenere il comparto del fuori casa e gettare le basi per la definitiva ripartenza»

Primo semestre 2020 positivo per il comparto Parmigiano Reggiano che, nonostante l’incertezza causata dal Covid e il lungo periodo di lockdown, ha registrato un aumento generale delle vendite pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32mila del semestre precedente), a testimonianza che nel carrello della spesa gli italiani hanno scelto l’eccellenza casearia Dop. Lo ha sottolineato, a margine del Cibus Forum alle Fiere di Parma, il direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano Riccardo Deserti.

I consumatori, sia in Italia che all’estero, hanno dunque premiato un prodotto di qualità, e anche durante il lockdown le vendite sono aumentate. E nonostante i dazi infatti anche l’export è cresciuto del +11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono oltre 27mila le tonnellate di prodotto che hanno superato i confini italiani per raggiungere le tavole di tutto il mondo. "Adesso la sfida – ha sottolineato il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli – è sostenere il comparto del fuori casa e gettare le basi affinché il 2021 segni la definitiva ripartenza. Il contesto rimane comunque delicato, non si può ignorare il fatto che misure quali il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione stiano di fatto ritardando l’impatto che l’emergenza sanitaria avrà sul mondo del lavoro". L’agroalimentare ha reagito bene, ma il settore dell’Horeca ha pagato maggiormente il conto delle difficoltà economiche legate al Covid, e sicuramente l’impatto si protrarrà nei prossimi mesi.

Si attendono novità anche per quanto riguarda il percorso verso l’ampliamento delle funzioni dei Consorzi che consentirà ai Consorzi di tutela delle Indicazione Geografiche di poter essere riconosciuti come Organizzazioni di Produttori. L’obiettivo è permettere ai Consorzi di programmare anche l’offerta economica in modo da consentire agli imprenditori agricoli, e quindi anche ai caseifici, di esercitare un peso maggiore nelle contrattazioni di filiera.