SICCOME sento continuamente parlare di pace fiscale, questa settimana voglio raccontarvi una storia tragicomica, tanto per farvi capire quanto lo Stato italiano sia lontano dall’idea di pace e soprattutto di capacità di collaborare col contribuente. Un lettore che si definisce una ‘ex piccola partita Iva che ha sempre dichiarato fino all’ultimo centesimo’, qualche giorno fa, torna dalle ferie. Trova, nella casella della posta, una letterina dell’Agenzia delle Entrate. «Gentile signore – recita la missiva – stiamo effettuando il controllo formale della dichiarazione modello Redditi ecc.». Ve la faccio breve: l’Agenzia chiede al malcapitato tutta la documentazione relativa alle spese detraibili eo deducibili relative all’ultimo anno in cui il nostro eroico imprenditore ha avuto il coraggio di tenere aperta la partita Iva. L’aspetto più comico della vicenda è che questo signore si ritrova la letterina di auguri dell’Agenzia delle Entrate per il secondo anno di fila. «L’anno passato, appena tornato dalle vacanze, sono stato costretto a correre dal commercialista con tutti i giustificativi di spesa relativi a una dichiarazione precedente – mi racconta –: ho perso mezza giornata di lavoro, ho dovuto pagare il consulente fiscale per l’aiuto (dato che da solo non sarei stato in grado), per un controllo su poche centinaia di euro di deduzioni.

E SOLO dopo mesi l’Agenzia si è degnata di dirmi che era tutto in ordine. Pensavo fosse finita, invece ci risiamo anche quest’anno: sembra una persecuzione. «E se entro trenta giorni non risponde alla lettera, ovviamente, partono le multe. Uno Stato che non fa altro che complicare la vita dei contribuenti – che dopo aver fatto fatica per fatturare, devono anche dimostrare di aver pagato, andando a ripescare dichiarazioni vecchie di anni – in che modo esattamente pensa di fare la pace fiscale?