Un artigiano al lavoro in una azienda del distretto di Santa Croce sull’Arno
Un artigiano al lavoro in una azienda del distretto di Santa Croce sull’Arno

Il lusso salverà ancora la pelle. Pitoni e coccodrilli dipinti a mano. Vitelli tempestati di diamanti. Pelli intramontabili conciate al vegetale e come piace ora alle grandi maison di moda, frutto di lavorazione metal free, per arrivare ad un prodotto che sia il più naturale possibile.

Siamo nel distretto di Santa Croce sull’Arno, nel Pisano, motore della moda in cuoio e pelle della Toscana dove si concentrano oltre 400 aziende (tra concerie e conto terzisti) delle filiera che valgono 6.000 posti di lavoro e un giro d’affari che supera i due miliardi e mezzo di fatturato annuo. Un motore che però non nasconde ora la paura di perdere quote di mercato, frenato dalla conseguenze del lungo lockdown imposto dall’emergenza Covid-19, e che chiede aiuti per ripartire in termini di gravi fiscali e ampliamento dei piani di rientro sui finanziamenti messi a disposizione a sostegno della ripartenza: le previsioni, infatti, dicono che per tornare ai livelli di fatturato precedenti allo scoppio della pandemia ci vorranno cinque anni; e dicono anche che il 2020 rischia di chiudersi con perdite fino al 40% della produzione a causa degli ordinativi sospesi o rimandati e della corsa, forse già tardiva, a campionare per la prossima stagione. Ma insieme a tutto questo, per gli imprenditori del distretto, c’è l’urgenza che tutto il sistema moda venga fatto ripartire, che gli showroom possano riaprire le loro vetrine scintillanti con i prodotti dei colossi del lusso.

Non a caso, nel distretto, proprio le grandi firme hanno fatto shopping di aziende, con importanti partnership, talvolta, garantendosi addirittura il controllo di prestigiose industrie della pelle. Proprio recentemente ci sono state operazioni di alto profilo: la francese Chanel è arrivata al timone della conceria Samanta, eccellenza nelle pelli stampate; il fondo Xenon Aifm che ha rilevato il polo A&A, specializzato nella produzione di pelli in rettile pregiate, che detiene la totalità della compagine della conceria Zuma e della conceria Casadacqua (ma nel pacchetto c’è anche un allevamento di coccodrilli a New Orleans); anche Lvmh, il più grande gruppo mondiale del lusso è sbarcato in Toscana: attraverso la divisione Métiers d’Art è entrato, con una quota di minoranza, nel capitale della conceria Masoni, produttrice di pelli di vitello ricercate e innovative.

A portare qui le stelle delle moda è un distretto considerato un modello per sostenibilità ambientale, economia circolare, investimenti nell’innovazione e nella ricerca. È di pochi mesi fa, l’accordo siglato dall’Associazione Coniatori di Santa Croce che prevede di attrezzare il distretto degli impianti necessari al recupero sicuro dei rifiuti. Un investimento di 80 milioni di euro che ha tra le finalità il recupero e riuso degli scarti per ricavarne concime organico di alta qualità e conglomerati bituminosi e cementizi secondo un processo completamente di economia circolare. Così com’è recente l’accordo firmato dal Consorzio Conciatori di Ponte a Egola che prevede tre anni di tempo e un investimento per 30 milioni di euro per realizzare un impianto di cogenerazione con utilizzo di gas metano all’impianto del Consorzio Cuoiodepur Spa e un sistema di teleriscaldamento in grado di alimentare una parte delle concerie. Ecco perché si progetta di lavorare senza stop estivo ed essere, con settembre, pronti ad esibire campionari preziosi alla carrellata di eventi fieristici con gli occhi puntati sulla prossima Lineapelle Milano: vetrina unica nella quale la produzione della pelle si confronta con la moda internazionale. Stavolta dopo aver subito il morso del Coronavirus.