Un nuovo, duro colpo all’economia. Sebbene motivate dall’emergenza Covid, e meno stringenti del lockdown di primavera, le nuove misure che entreranno in vigore oggi rischiano di mettere in ginocchio migliaia di imprese. E a soffrire maggiormente saranno le Regioni della zona rossa, Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta. Per Confcommercio Lombardia, infatti, la zona rossa con la "serrata obbligatoria" brucerà da qui al 3 dicembre 3,8 miliardi di fatturato, costringendo alla chiusura oltre 102mila attività in tutta la Regione, con una perdita del 9% dei ricavi annui e con "gravissime ricadute occupazionali" nel terziario che in Lombardia dà lavoro a 2,265 milioni di persone. Lo stop di un mese degli oltre 128mila ristoranti, bar e pizzerie nelle Regioni arancioni e rosse, avverte...

Un nuovo, duro colpo all’economia. Sebbene motivate dall’emergenza Covid, e meno stringenti del lockdown di primavera, le nuove misure che entreranno in vigore oggi rischiano di mettere in ginocchio migliaia di imprese. E a soffrire maggiormente saranno le Regioni della zona rossa, Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta. Per Confcommercio Lombardia, infatti, la zona rossa con la "serrata obbligatoria" brucerà da qui al 3 dicembre 3,8 miliardi di fatturato, costringendo alla chiusura oltre 102mila attività in tutta la Regione, con una perdita del 9% dei ricavi annui e con "gravissime ricadute occupazionali" nel terziario che in Lombardia dà lavoro a 2,265 milioni di persone. Lo stop di un mese degli oltre 128mila ristoranti, bar e pizzerie nelle Regioni arancioni e rosse, avverte Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti, costerà all’economia nazionale oltre 2,7 miliardi.

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La serrata riguarda quasi 4 locali su dieci, con le quattro Regioni rosse che valgono il 59% delle strutture colpite dalle misure più restrittive che si faranno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare. "Eravamo già in terapia intensiva – avverte Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio – e ci hanno staccato l’ossigeno". Così il mondo della ristorazione – per cui i ristori previsti "offendono anche la dignità delle persone" – vede nero e secondo le stime Fipe nei prossimi 30 giorni vedrà la chiusura nelle zone rosse di circa 90mila pubblici esercizi, il 27% del totale, con 1,6 miliardi di consumi in meno e 306mila lavoratori costretti a casa. Nero è anche lo scenario del turismo organizzato (20 miliardi di ricavi) che, ricorda Stefano Dall’Ara, vicepresidente di Fto-Confcommercio, vede ad altissimo rischio, compresa la montagna, anche un periodo fondamentale come quello di Natale.

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In questi giorni c’è stato un crollo del 98% delle prenotazioni nel canale privati e il 2020 registrerà una perdita dell’80% dei ricavi del turismo organizzato. Che deve fare i conti anche con la frenata dei viaggi, compresi quelli su rotaia, con Italo che sospenderà dal 10 novembre la maggior parte dei servizi giornalieri – con rimborsi dei biglietti già prenotati per le zone rosse e arancione – collocando circa 1.500 lavoratori in cassa. E ieri anche l’ad di Trenitalia, Orazio Iacono ha spiegato che il Covid causerà quest’anno una perdita di fatturato di 2 miliardi, oltre ad annunciare il taglio di 28 collegamenti al giorno, altri 50 la prossima settimana, con la possibilità di un’ulteriore riduzione dal 14 novembre per scendere al 28-30% di Frecce rispetto all’offerta pre-Covid. Per treni regionali e Intercity la decisione spetta a regioni e ministero. Ai viaggiatori che avevano già prenotato un biglietto saranno proposte alternative di viaggio o rimborso integrale del biglietto. Ma a soffrire le nuove restrizioni da Covid è anche l’artigianato che, spiega Claudio Giovine, di Cna, subisce il clima generale di depressione del Paese e pur essendoci attività rimaste aperte rispetto a mar1zo (come i parrucchieri) vede tante imprese in sofferenza, dall’indotto delle fiere all’artigianato artistico alle lavanderie industriali.

E se Confindustria Moda stima per il 2020 una perdita di fatturato del 29,7%, pari a 29 miliardi, non va meglio alla grande distribuzione non food con la chiusura dei centri commerciali nei weekend – durante i quali si realizza il 40-50% dei ricavi che valgono all’anno circa 50 miliardi – e totale nelle zone rosse con Piemonte e Lombardia che assorbono il 25% del fatturato nazionale. La situazione, avverte Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, già compromessa con il lockdown di marzo è diventata ancora più critica. E con i punti vendita chiusi sarà ancora più forte il boom dell’e-commerce nel periodo cruciale di fine anno.