Il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, l’ha definito "un modello per le aziende che riaprono: con oltre 2.000 dipendenti non ha mai chiuso e ha avuto casi di Covid che si contano sulle dita di una mano". Il gruppo Granarolo, guidato dal presidente Gianpiero Calzolari (nella foto), è la più importante filiera italiana del latte. Riunisce, in forma cooperativa, oltre 600 allevatori produttori, con 850mila tonnellate l’anno di latte prodotto. Serve 50mila punti vendita, in cui 20 milioni di famiglie acquistano Granarolo. Conta 2.772 dipendenti, 14 siti produttivi in Italia e 8 all’estero ed esporta in 75 Paesi. Ha chiuso il 2019 con un fatturato, in aumento, di 1,3 miliardi.

Presidente Calzolari, Bonaccini vi ha definito un modello...

"Ci ha fatto molto piacere. Il direttore generale, Filippo Marchi, ha subito capito la portata dell’emergenza e l’ha anticipata: abbiamo avuto pochissimi casi. Del resto, è da irresponsabili prendere sottogamba la sicurezza dei lavoratori. Chi produce, lavora e consuma va tutelato, perché le linee produttive si possono comprare ma le persone non si comprano e non si vendono. Abbiamo assicurato ai lavoratori massima protezione dal Covid, anche con procedure e dispositivi nuovi che manterremo nella Fase 2. Poi abbiamo attivato una copertura assicurativa, in caso di contagio, per tutto il 2020, e un’indennità di 200 euro a persona per marzo-aprile, per chi lavora in produzione e fa le consegne in Lombardia ed Emilia-Romagna. Abbiamo assegnato lo smart working a tutti i dipendenti che potevamo, circa 200, e lo manterremo nella Fase 2, anche per aiutarli nella gestione dei figli".

Quali sono state le ripercussioni del Covid?

"La perdita, dovuta al calo di vendite, è stata del 25-30%, tra la chiusura del mercato fuori casa – bar, mense, pizzerie e tutto il circuito Horeca – e i limiti nelle esportazioni. Al contrario, è aumentato l’acquisto nella grande distribuzione e on

line e le consegne a domicilio. La cosa più preoccupante è il calo dei consumi di latte fresco, dovuto al fatto che le persone, ora, preferiscono acquistare prodotti a lunga conservazione e quindi latte Uht che temiamo il consumatore si abitui a bere, magari scegliendo anche un prodotto straniero. Per questo, Granarolo ha chiesto al governo di poter vendere latte fresco con una scadenza non di 6 ma di 10-12 giorni. La legge che fissa la scadenza è stata scritta 30 anni fa: le condizioni igieniche alla stalla e i processi di pastorizzazione sono cambiati. Una proposta già fatta da noi in funzione anti-spreco: ogni anno, in Italia, rimangono sugli scaffali 123mila tonnellate di latte fresco. Oggi, a giustificare la richiesta, è anche il calo di vendite, con l’aumento dei resi: uno spreco eticamente riprovevole. Gli altri produttori, però, si sono opposti".

Quali strategie avete attuato per contrastare le perdite?

"Ad esempio, abbiamo puntato sulla consegna a domicilio gratuito di un paniere selezionato di prodotti (lattiero-caseari ma anche uova, pasta, farina, prosciutto, insalata pronta, merende, biscotti) a Bologna e primo hinterland, Modena e Milano. Con la spesa consegniamo anche una copia de ‘Il Resto del Carlino’ o de ‘Il Giorno’. Portiamo, entro 48 ore, prodotti freschi, rispetto ai quali non c’è mai stata una vendita significativa online. Questa situazione, invece, ha aperto potenzialità inaspettate".

Come si profila la Fase 2?

"L’economia deve ripartire perché devono farlo i consumi, siamo un po’ preoccupati della ‘Fase 3’, quando tutto ciò sarà sedimentato. Serve uno snellimento della burocrazia collegata alla liquidità messa a disposizione dalle banche. Le risorse vanno finalizzate a sostenere le imprese: sono loro che salveranno il Paese perché garantiranno occupazione e reddito. Poi c’è l’incognita del settore export: per noi rappresenta il 30%. Si tratterà di capire come reagisce il mercato. Sarà un anno difficile e speriamo si torni alla normalità in breve tempo".

Vede qualche segnale di ripresa?

"Si tratta di capire quanto la riapertura della ristorazione e il poco turismo possibile aiuterà a far recuperare le vendite. Segnali ne vediamo già: qualche gelateria consegna a casa, pasticcerie e pizzerie stanno lavorando. Di certo, la quota del consumo a casa si consoliderà, così come quella dell’online. Prima riaprono le attività e prima si contrasta la crisi economica e sociale, compatibilmente con l’emergenza. Credo sia necessario ricominciare a vivere in una condizione di normalità".