Arianna Visentini ha fondato Variazioni dieci anni fa insieme alla collega Stefania Cazzarolli
Arianna Visentini ha fondato Variazioni dieci anni fa insieme alla collega Stefania Cazzarolli

"Smart working, rientro scolastico e occupazione femminile ritengo siano tre ambiti da tenere ben distinti proprio perché ciascuno di essi necessita di interventi strutturali, efficaci, mirati e stabili". È la posizione in merito allo smart working, che ha vissuto un vero e proprio boom con il lockdown da coronavirus, di Arianna Visentini, fondatrice e presidente di Variazioni. Si occupa da oltre 15 anni di politiche di conciliazione, people management, consulenza a enti pubblici e organizzazioni private su flessibilità organizzativa e welfare aziendale. Laureata in lettere all’Università di Bologna, ha conseguito il Ph.D. in Relazioni di Lavoro alla Fondazione Marco Biagi di Modena e Reggio Emilia. "Così come il nostro Paese necessita di un progetto educativo e formativo importante volto non solo a "custodire" i figli di chi lavora, alla stessa stregua da anni abbiamo bisogno di politiche attive efficaci dedicate alle donne che lavorano ma che andrebbero declinate in termini di detassazione e incentivi fiscali in modo da diventare convenienti e convincenti anche per le aziende", spiega.

Variazioni è una società di consulenza nata 10 anni fa a Mantova per affiancare imprese ed enti pubblici nella ricerca e nello sviluppo di percorsi di innovazione organizzativa. Creata dalla Visentini con Stefania Cazzarolli, ha accompagnato decine di imprese in Italia nello sviluppo di progetti di smart working, coinvolgendo migliaia di lavoratori. Gli studi e i progetti condotti hanno fornito importanti indicazioni alla commissione del Mise impegnato nella stesura della legge sul lavoro agile del 2017. Variazioni inoltre è consulente tecnico al dipartimento delle pari opportunità del Consiglio dei Ministri per la promozione e l’adozione dello smart working nella pubblica amministrazione. "È e deve rimanere uno strumento di efficacia organizzativa che si basa sulla libertà delle parti di attivarlo o meno e di conseguenza libertà di definirne le regole – afferma -. È importante resistere alla tentazione di attribuirgli il compito di risolvere i problemi delle famiglie e delle donne che lavorano, rischiando, al contrario, di peggiorare la loro situazione. Ne va conservata la natura e agile e flessibile e la sua capacità di procurare benefici ad azienda, lavoratori e ambiente".

In questi giorni Variazioni sta terminando di raccogliere dati sullo smart working in emergenza da lavoratori e aziende che lo hanno provato in questi mesi. Per capire come le persone l’hanno vissuto, costretti ovviamente a coniugare esigenze lavorative e famigliari. L’elaborazione della ricerca è in corso e sarà presentata nelle prossime settimane. Intanto, però, sono stati studiati i risultati raccolti su un campione di 7.000 smart workers e manager di tutti i settori, età e appartenenza territoriale (altri in fase di elaborazione). Alla domanda "Come stai vivendo il lavoro da casa in questa situazione di emergenza?", il 38% delle donne ha risposto: "Molto bene senza difficoltà" e la quota arriva al 41% tra gli uomini. Si capovolgono le proporzioni tra chi risponde "Bene, anche se è difficile da gestire" trattandosi del 47% delle donne e del 46% degli uomini. Invece, alla domanda "Come stai gestendo la sovrapposizione tra vita privata e vita lavorativa?" hanno risposto "molto bene, mi sono organizzatoa con il lavoro" sia il 62% di uomini che di donne. Rispondono, infine, "bene anche se le persone che vivono con me necessitano di attenzioni", il 32% delle donne contro il 31% degli uomini.