di Manuel Spadazzi Per tornare ai livelli occupazionali pre-Covid in Italia servirà ancora "molto tempo". C’è stato un calo drammatico di posti di lavoro, la ripresa c’è ma è ancora debole. "Se il tasso di disoccupazione è in calo, è anche perché molti italiani sono scoraggiati e il lavoro non lo cercano più". È la fotografia scattata ieri da Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, durante il convegno su lavoro e smart working al Meeting di Rimini. Tema...

di Manuel Spadazzi

Per tornare ai livelli occupazionali pre-Covid in Italia servirà ancora "molto tempo". C’è stato un calo drammatico di posti di lavoro, la ripresa c’è ma è ancora debole. "Se il tasso di disoccupazione è in calo, è anche perché molti italiani sono scoraggiati e il lavoro non lo cercano più". È la fotografia scattata ieri da Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, durante il convegno su lavoro e smart working al Meeting di Rimini. Tema quanto mai attuale, specie dopo le parole pronunciate il giorno prima, nel giorno inaugurale del Meeting, dall’ex presidente della Bce Mario Draghi, preoccupato per il futuro dei giovani.

Ma l’emergenza Covid, come è stato sottolineato ieri da Blangiardo e dagli altri ospiti del convegno, moderato dal direttore di QN e Resto del Carlino Michele Brambilla, è riuscita ad accelerare un processo di riorganizzazione del lavoro che tante imprese non avevano avuto il coraggio di avviare da sole. Per Blangiardo lo smart working, "diventato una necessità a causa della pandemia, è un’opportunità da cogliere. E va valorizzata in prospettiva, investendo per i giovani". Si è arrivati in pochi mesi a quasi 4,5 milioni di italiani in modalità smart working. Un processo che "ha elementi positivi ma anche problematici". Perché "il lavoro – osserva Blangiardo – è anche socializzazione. Pensiamo a una madre di tre figli: andare al lavoro era l’occasione per stare con altre persone".

Per Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo (collegato da Ischia, dov’è in vacanza con la famiglia) una delle insidie del lavoro a distanza sta proprio "nel peggiorare il divario tra occupazione maschile e femminile. Le aziende devono essere le prime ad attivarsi per evitarlo". La soluzione? "Investire nel benessere dei lavoratori, facendosi anche carico di pagare loro le babysitter dei figli", dice Marco Ceresa (Randstad).

Sono intervenuti anche gli ad di Nestlé Italia, Marco Travaglia, e Philip Morris Italia, Marco Hannappel. Tutti concordi sull’utilità, ma anche sui limiti attuali dello smart working in Italia. "Mancano le reti, c’è un problema di sicurezza digitale. Neanche noi eravamo così pronti – ammette Profumo –. Far dialogare a distanza 10mila ingegneri è stata un’impresa. Ma nessuno ha perso il lavoro a Leonardo durante la pandemia, e il portafoglio ordini continua a essere buono".