di Daniele Monaco

"Il digitale ci ha permesso di resistere nel lockdown, ora resti al centro di una politica di ripartenza fondata sugli investimenti: il Paese è già in ritardo nell’innovazione, serve un cambio di passo". Questo l’appello lanciato da Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, alla presentazione del rapporto ‘Il Digitale in Italia’, secondo cui il mercato Information & Communication technology è cresciuto del 2,1% nel 2019 (il trend era del +2,5% nel 2018), toccando 71,9 miliardi di euro. E se le previsioni positive a inizio anno erano "anche di un punto in più" per il 2020, ora si intravede un calo del -3,1% che, secondo Anitec-Assinform, potrà essere recuperato nel 2021 (+3,7%).

La crescita nel 2019 si è manifestata nei servizi Ict a 12,3 milioni di euro (+5,8%), software e soluzioni 7,6 milioni (+7,8%), dispositivi e sistemi 19,1 milioni (+1,7%), contenuti digitali e advertising 12 milioni, +8,4%. I ‘digital enabler’ innovativi come IoT, cybersecurity, big data e piattaforme rappresentano ormai una quota del 19,5% del mercato digitale (erano il 13,4% nel 2018). "Sono questi i fatti che, nei primi mesi del 2020, hanno permesso il lavoro a distanza, la continuità delle imprese e dei servizi pubblici, ma non basta – osserva Gay –. Il digitale sia al centro del progetto di ripartenza, il recente avvio del Fondo nazionale per l’innovazione e il decreto Semplificazioni vanno nella giusta direzione: ora però è importante l’esecuzione, viste le stime del Pil al -11,2%".

La domanda aziendale è rimasta trainante nel mercato dell’Ict con un +3,4% nel 2019, mentre lato consumatori è salita dello 0,3%. La fetta maggiore di mercato viene assorbita a valore dal settore telecomunicazioni e media (+2,6%, a 8,7 milioni di euro), seguita dall’industria (+4,8%, a 8,3 milioni) e dal settore bancario (+3,8% a 7,8 milioni). La crescita più marcata avviene nelle assicurazioni (+5,3% a 2,1 milioni).

Meglio la domanda della pubblica amministrazione centrale (+3,1% a 1,9 milioni), rispetto a quella locale (+0,8% a 1,2 milioni). Le grandi imprese con oltre 250 addetti hanno espresso il 59% degli investimenti Ict, contro il 22,2% delle piccole (fino a 49 dipendenti) e il 18,8% delle medie. Nel 2020 le dinamiche del mercato digitale avranno però il segno meno: dai software e soluzioni Ict (-1,1%) ai servizi di rete (-3,9%), passando per inserzioni pubblicitarie (-1,5%), dispositivi (-3,5%) e servizi Ict (-33,7%). Ciononostante saranno più resilienti rispetto ad altri mercati e i digital enabler continueranno a crescere a due cifre.

"Il 2019 non va dimenticato. Ci ha consegnato un Paese in ritardo nell’innovazione digitale, ma pur sempre in progresso e con una dotazione di sistemi, reti e servizi che ha permesso di attenuare gli effetti del lockdown – osserva ancora Gay –. Per un cambio di passo in ottica di rilancio è essenziale dare nuovo impulso alla digitalizzazione della pubblica amministrazione e alla sanità, accelerare lo sviluppo delle infrastrutture a banda ultralarga, sostenere le startup innovative e ammodernare l’istruzione, anche per colmare il gap di competenze digitali".