L’ultimo report di previsione è arrivato venerdì mattina da Londra (Oxford economic) e suona una musica sgradevole. Molto sgradevole. L’anno in corso, che doveva essere bellissimo, si chiuderà invece con un tuffo nella recessione nera: meno 3 per cento. Un valore così basso di decrescita che abbiamo toccato poche volte.

Ci si può subito consolare, comunque, con la crescita, vera,

dell’anno successivo, il 2021: + 2,8 per cento. E anche questo è un valore così buono che di recente lo abbiamo visto poche volte. Ma non durerà tanto: negli anni successivi si torna infatti ai consueti valori da stagnazione: 0,9, 1,0, 0,9 per cento.

La lettura di queste previsioni è purtroppo molto semplice. Nell’anno in corso si precipita perché c’è il Coronavirus. L’anno prossimo, nell’ipotesi che il virus sia stato debellato, il grande rimbalzo fin quasi sotto il 3 per cento (positivo questa volta). Dopo di che si torna alla normalità, e cioè alla stagnazione. Ammesso che entro l’anno il virus se ne vada davvero, poi l’Italia rimane quello che è: un paese vecchio, che non ha fatto le riforme e che quindi più di tanto non può crescere. La storia, nel 2022, riprenderà esattamente da dove l’abbiamo lasciata qualche settimana fa. Con un aggravante, probabilmente di molto peso. Uscire dal Coronavirus costerà un sacco di soldi. Aziende e persone sono rimaste senza reddito e vanno aiutate. Per gli interventi sanitari saranno spesi montagne di denaro: abbiamo migliaia di persone, da medici e infermieri alle forze dell’ordine che ormai lavorano indefessamente da giorni e giorni. Senza nemmeno bisogno di sentirselo chiedere, l’Unione europea ha detto che ci aiuterà. Ci consentirà di sforare i famosi parametri. Ma non è che aprirà un cassetto e ci manderà miliardi (che non ha): ci permetterà di fare debiti. Nuovi debiti. In sostanza, il paese Italia che uscirà dalla tempesta Coronavirus sarà lo stesso paese di due settimane fa, ma con molti più debiti. Insomma, nel 2022, se siamo fortunati, si riparte. Ma sarà tutta strada in salita. Più di prima.