di Lorenzo Frassoldati

Il boom dei consumi in Italia e delle vendite all’estero della nostra pasta ha fatto decollare l’import di grano duro. Nei primi dieci mesi del 2020 l’export di paste alimentari ha sfiorato i 2 milioni di tonnellate (+ 15%, dati Anacer) per un controvalore di circa 2 miliardi di euro. Nello stesso periodo l’import di grano duro è cresciuto di 521.000 tonnellate per un controvalore di quasi 682 milioni di euro.

Intanto crescono anche i consumi di pasta 100% italiana. Nel 2019 la confezioni con la dicitura 100% italiana hanno avuto una crescita a doppia cifra (13% sia a volume che a valore). Il peso detenuto dalla pasta 100% italiana sui consumi totali di pasta di semola secca – riferisce un report Ismea – è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato il 20% in volume e valore.

Durante i mesi del lockdown nel 2020 in analogia a quanto verificatosi per l’intero comparto alimentare anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. Il primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell’8% in volume, e del 13,5% della spesa. L’aumento dei consumi di pasta comunque richiede sempre maggiori quantitativi di semola di grano duro da oltre frontiera (annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno). A questo proposito, rispondendo ad una interrogazione dell’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega) che chiedeva di "rivedere urgentemente l’accordo Ceta, bloccando le importazioni in Ue di grano e carne canadesi trattati", il commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha chiarito che "dal 2013 non sono stati segnalati nel sistema di allarme rapido per gli alimenti ed i mangimi casi di non conformità per la presenza di residui di glifosato negli alimenti o nei mangimi provenienti dal Canada".

Il Commissario conclude precisando che "il trattato economico e commerciale globale (Ceta) ha creato opportunità di crescita degli scambi commerciali sia per l’Ue sia per il Canada. A tre anni dalla sua attuazione, l’Italia ha beneficiato di un miglioramento della bilancia commerciale agricola, con un avanzo commerciale netto con il Canada pari a 485 milioni di euro nel 2019".

Intanto, un emendamento approvato al Bilancio 2021 riguardante il monitoraggio della produzione cerealicola nazionale e dell’acquisto di cereali dall’estero, con l’istituzione di un registro telematico per monitorare le operazioni di carico e scarico, ha fatto infuriare Italmopa, l’associazione dei mulini industriali. "Una norma aberrante, incomprensibile, assunta nella più totale assenza di confronto con le categorie coinvolte, in palese contrasto con la riconosciuta necessità di maggiore semplificazione, penalizzando in particolar modo l’industria della prima trasformazione, senza alcun concreto beneficio per il consumatore", denuncia Cosimo De Sortis, presidente Italmopa. Un inutile aggravio che rivela "la chiara volontà politica di penalizzare le importazioni, in modo del tutto miope rispetto alle esigenze strutturali del comparto".