di Davide Gaeta

L’occasione offerta dalla giornata mondiale dedicata al suolo ci porta a riflettere, specie leggendo i dati i forniti dall’edizione 2020 del ‘Rapporto sul consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici’ a cura di Ispra. Le osservazioni per l’Italia confermano la progressiva riduzione delle superfici agricole e boschive che perdono mediamente 16 ettari al giorno: un’enormità. Di conseguenza, la quota di copertura artificiale, che negli anni ’60 era intorno al 2% del totale nazionale, si attesta oggi intorno all’8%. Ma i singoli dati regionali sono ancora più preoccupanti perché è evidente una correlazione diretta tra sviluppo economico e consumo di terra che rende molte regioni del nord Italia, Veneto, Lombardia ed Emilia in primis, con il triste primato di incremento annuo di superfici sottratte al paesaggio e alle aree naturali.

In questo conflitto per l’uso della risorsa suolo i terreni più puniti sono quelli agricoli, in particolare modo i seminativi specialmente di pianura. La pressione si fa maggiormente sentire nelle aree peri-urbane, così come lungo le coste di pregio turistico e paesaggistico, mentre è minore nelle aree montane. I dati Ispra indagano anche sulla condizione dei suoli e sono altrettanto preoccupanti. L’Italia è al terzo posto nella classifica europea per l’impermeabilizzazione delle superfici. Come nota Federbio, una soluzione per la qualità dei suolo può venire dall’estensione delle coltivazioni biologiche. Le pratiche agroecologiche permettano di contrastare la defertilizzazione del suolo per esempio in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità che incentivano le pratiche sostenibili a tutela degli ecosistemi e della fertilità dei terreni.

Davide.gaeta@univr.it