Dalla Marca trevigiana al Mar dei Caraibi passando per la Fifth Avenue di New York, con un occhio alla Cina. È stata una traversata lunga e piena di insidie quella di Somec, società specializzata in grandi progetti architettonici chiavi in mano in ambito navale e civile. La secca della crisi post 2008 stava infatti per portare al naufragio l’azienda di San Vendemiano, oggi leader mondiale nella produzione e nell’ammodernamento di involucri vetrati e aree interne per navi da crociera, e in forte ascesa anche nel settore dei grandi grattacieli. Prima che a bordo salisse un nuovo equipaggio, con al timone Oscar Marchetto. La sua sfida inizia nel 2013, quando insieme ai soci Giancarlo Corazza e Alessandro Zanchetta rileva la società fondata nel 1978 dalla famiglia Sossai. «Somec – ricorda Marchetto – aveva un tesoro nascosto: un grande know-how nel settore navale. Le prime commesse in questo campo risalgono agli anni Novanta, nel frattempo la società aveva effettuato lavori su circa duecento navi da crociera. Quando abbiamo rilevato l’azienda il mercato era in fermento e abbiamo deciso di concentrare lì tutte le nostre energie».

I risultati vi hanno premiati…

«Abbiamo subito raccolto molti ordini dai maggiori cantieri navali del mondo e dai grandi armatori. Nel 2013 fatturavamo 30,7 milioni di euro, nel 2018 abbiamo chiuso a 168,9 milioni. E il trend di crescita prosegue anche quest’anno. Nel primo semestre 2019 abbiamo fatturato 123,2 milioni, con un utile netto a 5,2 milioni, entrambi in crescita quasi del 60% sul semestre precedente».

Quale strategia vi ha portato a raggiungere questi numeri?

«Ci siamo accorti di quanto potenziale fosse ancora inespresso nella cosiddetta Inox Valley in cui operiamo. Abbiamo quindi cercato di diventare un polo aggregativo per altre aziende del territorio, attraverso un programma di acquisizioni mirate e la costituzione di nuove società. Da un lato abbiamo cercato di potenziare i servizi offerti nel settore navale, integrando e valorizzando realtà attive nella realizzazione di grandi cucine professionali e nell’allestimento di spazi pubblici per navi da crociera. Senza dimenticare il refitting, ovvero il riammodernamento delle navi, che ci consentirà di continuare a essere protagonisti sul mercato anche qualora dovesse rallentare la produzione di nuovi giganti da crociera. In parallelo, poi, ci siamo riaffacciati sul settore civile. Non in Italia, però».

Dove?

«Nel 2016 ho investito in un’attività specializzata nella produzione degli involucri di vetro per gli edifici della East Coast degli Stati Uniti, da New York a Boston. Nel primo semestre 2019 Fabbrica LLC – questo il nome della società – ha fatturato 45 milioni di euro e dallo scorso anno è parte del gruppo Somec. Abbiamo da poco completato le vetrate del rinnovato albergo TWA dell’aeroporto JFK, a New York, e siamo al lavoro sull’Innovation Center dell’Università di Yale e sull’edificio del MIT che a Cambridge, nel Massachusetts, ospiterà la sede di Google. In Connecticut abbiamo due stabilimenti con cui possiamo servire direttamente il mercato locale».

E l’Italia?

«Il cuore di Somec resta nel nostro Paese: la maggior parte della nostra capacità produttiva ha sede in Veneto. Proprio qui, tra l’altro, abbiamo investito in Squadra, studio di progettazione specializzato nello sviluppo di sistemi per facciate continue in ambito civile e navale. Attraverso l’integrazione con Somec puntiamo a creare un hub internazionale di ricerca e progettazione in ambito civile e navale formato da un network di 140 professionisti».

Guardando a Oriente, quali prospettive ci sono per Somec?

«I dati del mercato sono incoraggianti: nel 2018 le rotte asiatiche delle crociere hanno rappresentato circa il 9% di quelle globali, mentre gli studi di settore prevedono per il 2030 tra le 80 e le 100 navi da crociera in Cina. Numeri che si tradurrebbero in una stima di 20 milioni di passeggeri all’anno. Noi ci siamo: a marzo abbiamo aperto una filiale a Shanghai e poche settimane fa abbiamo annunciato la prima commessa da sette milioni di euro. L’ordine riguarda la progettazione e la fornitura delle vetrate per le cabine e le aree pubbliche di una nuova nave da crociera del gruppo Carnival destinata al mercato cinese. La consegna è prevista entro il 2023».

E nel resto del pianeta?

«Oggi ci sono quasi 400 navi da crociera nel mondo, il settore è in crescita: gli armatori hanno investito per realizzare 100 nuove navi entro il 2027. Senza contare che ogni cinque anni una nave viene riammodernata. I ‘refit’ sono imponenti e arrivano a costare anche 250 milioni, ad esempio se è necessario ingrandire la nave per fare fronte a un incremento dei passeggeri. Oggi solo il 6% del turismo mondiale sceglie la crociera: un aumento anche solo dell’1% vorrebbe dire costruire 50 nuove navi».

Tante sfide richiedono tante risorse...

«È anche per questo che l’anno scorso ci siamo quotati sul mercato Aim di Borsa Italiana. Oltre a raccogliere capitali per potenziare e diversificare le nostre attività volevamo indirizzare l’azienda sulla strada della managerializzazione, della disciplina, del confronto con investitori istituzionali. Tutti elementi fondamentali perché un’impresa possa restare competitiva anche in futuro».

A proposito di futuro, in quello di Somec c’è la quotazione fra i big del mercato azionario?

«Per proseguire nella crescita abbiamo avviato le attività propedeutiche al passaggio su MTA, il mercato principale di Piazza Affari. Uno step necessario per mettere nel mirino nuovi e importanti traguardi: in Italia abbiamo spesso grandi idee ma per affermarsi in un mercato globalizzato bisogna imparare a fare sistema, aprendosi al mondo».