Dottor Hannappel, voi sottolineate spesso la differenza fra il Iqos e le sigarette elettroniche che utilizzano liquidi. Sotto quali aspetti Iqos è un prodotto unico come dite?

«Anche l’utilizzo dei liquidi evita la combustione del tabacco, e anche le sigarette elettroniche possono avere un ruolo importante per la lotta al fumo convenzionale. Le differenze stanno nel fatto che Iqos ha una similitudine molto stretta, in termini di rituale, con la sigaretta tradizionale. Ad esempio, l’esperienza di Iqos comincia e finisce in un tempo ben definito, proprio come avviene per una sigaretta tradizionale».

Chi è il vostro cliente tipo?

«Ci rivolgiamo esclusivamente ai fumatori adulti che non abbandonano le sigarette, e lo facciamo con grande responsabilità e attenzione. Anche per questo la modalità con cui Philip Morris vuole spiegare le caratteristiche del prodotto Iqos è quella dell’ingaggio uno a uno con fumatori adulti, seguendoli scrupolosamente anche dopo l’acquisto».

Avete molti negozi monomarca?

«Ne abbiamo 13 per ora, e puntiamo a espandere gradualmente la nostra presenza commerciale. Il retail è un esercizio importante dal punto di vista economico ma che funziona molto bene perché ci consente di spiegare bene il prodotto con personale professionale, prestando grande attenzione al consumatore».

Ci sono fumatori che provano Iqos per curiosità e poi tornano alla sigaretta?

«Le posso dire che finora oltre il 70 per cento di chi è passato ad Iqos non è tornato indietro. Questo per noi è un grande risultato. Oltre mezzo milione di persone in Italia ha scelto Iqos abbandonando le sigarette e il numero cresce ogni giorno. Nel mondo il prodotto è presente in oltre 50 Paesi e dodici milioni di persone utilizzano Iqos».

«Negli ultimi anni il mondo del tabacco ha avuto una formidabile innovazione. Dove saremo fra dieci anni?

«Il nostro obbiettivo è molto chiaro: stop alle sigarette tradizionali nel più breve tempo possibile. Abbiamo varie piattaforme che stiamo testando nei nostri laboratori, con o senza tabacco, stiamo valutando tutte le possibilità che la ricerca ci mette a disposizione. Detto questo, è molto rischioso fare previsioni su dove saremo nel 2030. Il futuro ci sorprende sempre, il modo migliore di predirlo è quello di crearlo». Philip Morris ha investito oltre un miliardo di euro nel nuovo stabilimento di Crespellano. Quali sono le principali caratteristiche di questo stabilimento?

« E’ stato aperto quattro anni fa. È il lead site per i 44 stabilimenti presenti in 32 Paesi. Abbiamo tutto il meglio dell’industria 4.0, con tecnologie machine-to-machine e cloud computing. Ci sono 1.600 dipendenti impiegati a pieno regime con un’età media di 33 anni. È un impianto all’avanguardia, assolutamente sostenibile, che adotta tutte le migliori pratiche per la riduzione del proprio impatto ambientale».

Siete la prima azienda in Italia ad aver ottenuto la certificazione Equal Salary che attesta parità di retribuzione fra uomini e donne a parità di mansioni svolte…».

«È un grandissimo vanto per noi. è una certificazione molto ingaggiante che ci stimola a migliorarci ancora. Vogliamo aumentare il numero di donne anche fra i dirigenti.».

Giuliano Molossi