A volte ci sono piccoli segnali che rivelano più delle grandi scelte. Uno di questi, secondo me, è il famoso contribuito per l’acquisto di monopattini (magari elettrici). Ma davvero esiste qualcuno, nel governo e in parlamento, convinto che in avvenire in città ci sposteremo così? Me lo vedo, per stare a Milano, un signore che abita a piazzale Corvetto e lavora a piazzale Loreto sfrecciare impettito e contento sul suo pericolante trabiccolo per mezza città. Soprattutto se magari è un signore di una certa età e di un certo peso.

Si tratta chiaramente di una ridicolaggine, e questa è la cosa che un governo dovrebbe cercare di non fare. Ma poi, se si scava un po’, si scoprono anche aspetti interessanti. A insistere su questa cosa dei monopattini sono stati soprattutto i

grillini, affascinati probabilmente dagli aspetti ecologici della cosa. E poi ci sono risvolti più prosaici. Di fatto i monopattini vengono solo dalla Cina. Che senso abbia finanziare (con soldi pubblici che nemmeno abbiamo) l’acquisto di un prodotto che qui non viene fabbricato e che deve essere importato dalla Cina?

In ogni caso, sono pronto a scommettere che questi monopattini saranno un divertimento di qualche settimana per un po’ di ragazzi, poi scompariranno. Però ho visto anche gente che ci crede davvero. La fede “verde” a volte fa miracoli. E anche il contrario. Se i monopattini sono ben accetti, la richiesta di garanzia governativa della Fca (ex Fiat) per un prestito bancario ha sollevato molte opposizioni qualificate.

Tutti sembrano dimenticare che le società moderne (anche se magari non piace) sono figlie dell’auto. Dalla famosa Ford T ("La potete avere di qualsiasi colore vi piaccia, purché sia nero") in avanti tutto è girato intorno a questo mezzo di trasporto. Ancora oggi l’auto è il maggior datore di lavoro in Italia (almeno 60 mila addetti diretti, e 300 mila contando gli indiretti). Ma alla gente e ai politici piace sognare un mondo che non esiste e che probabilmente non esisterà mai.