Da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni, fino a Giuseppe Conte e con la sola eccezione di Mario Monti, gli ultimi venti anni sono stati una sequenza di annunci e promesse di tagli e sforbiciate fiscali, di riforme tributarie con sconti strutturali e programmati. Eppure, se si guarda ai numeri, la storia delle imposte va in tutt’altra direzione: dal 2000 a oggi è una lunga raffica di aumenti della pressione e delle tasse con oltre 166...

Da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni, fino a Giuseppe Conte e con la sola eccezione di Mario Monti, gli ultimi venti anni sono stati una sequenza di annunci e promesse di tagli e sforbiciate fiscali, di riforme tributarie con sconti strutturali e programmati. Eppure, se si guarda ai numeri, la storia delle imposte va in tutt’altra direzione: dal 2000 a oggi è una lunga raffica di aumenti della pressione e delle tasse con oltre 166 miliardi pagati in più da imprese e cittadini.

A tirare le somme e a mettere in evidenza implicitamente le contraddizioni tra numeri e proclami sono i tecnici dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Se nel 2000 l’erario e gli enti locali avevano incassato 350,5 miliardi, nel 2019 il gettito, a prezzi correnti, è salito a 516,5 miliardi. In termini percentuali, la crescita in questo ventennio è stata del 47,4%, 3,5 punti in più rispetto all’aumento registrato sempre nello stesso arco temporale dal Pil nazionale espresso in termini nominali (+43,9%).

Al rilevante incremento della imposizione, però, non ha fatto riscontro un equivalente beneficio nella qualità e quantità dei servizi offerti dallo Stato e dagli enti locali. "Qualcuno può affermare con certezza che grazie a 166 miliardi di tasse in più – accusa il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – la macchina pubblica sia migliorata? La giustizia, la sicurezza, i trasporti, in particolar modo quelli a livello locale, le infrastrutture, la sanità e l’istruzione sono oggi più efficienti di allora?". La tesi della Cgia è netta: questo maxi prelievo ha impoverito il Paese, provocando una crescita dell’Italia pari a zero che nessun altro Paese d’Europa ha registrato.

Ma non si pensi che gli autori della stangata siano Regioni e Comuni, con la raffica di nuove imposte locali prodotte dal federalismo fiscale. "Nell’immaginario collettivo – spiega il segretario Renato Mason – si è diffusa l’idea che governatori e sindaci sarebbero diventati i nuovi gabellieri". Nella realtà le cose sono andate secondo un’altra dinamica: le tasse locali sono aumentate di 20,3 miliardi, mentre il peso del fisco nazionale è salito di 145,7 miliardi.

A questo punto è sulla rampa di lancio l’ennesima proposta di riforma, quella del ministro Roberto Gualtieri, ma alla Cgia si fanno poche illusioni: servirebbe quella autonomia differenziata che stenta a prendere il volo.