È probabile che siano stati i grillini i primi a mettere in giro la favola che bastasse dare un po’ denaro alla gente per avere il decollo dell’economia. Tu metti soldi in tasca alla gente, loro vanno a comprare nei negozi e l’economia riparte. La cosa, anche se sembra ovvia, non lo è affatto. Se con i soldi che io, Stato, distribuisco, la gente va a comprare iPad o iPhone a ripartire sono le economie americane o cinesi, non quelle italiane e se mi compro una Mercedes riparte quella tedesca. Quella che sembrava una cosa di puro buonsenso non funziona. E non funziona perché siamo in un’economia aperta, dove tutto si mischia. Oggi è difficile persino capire quanto di italiano c’è dentro una Fiat e quanti componenti vengono dall’estero. Persino dal fruttivendolo, anche se non lo sappiamo con certezza, spesso finiamo per comprare cose che vengono da lontanissimo. A me un anno hanno offerto dell’uva buonissima e freschissima per Natale. Poi mi hanno spiegato che arrivava dal Brasile. Ecco perché distribuire soldi alla gente non serve per far crescere l’economia. L’Italia di questi mesi ne è la prova più evidente. In un modo o nell’altro lo Stato ha regalato ai cittadini circa venti miliardi di euro (reddito di cittadinanza o quota 100). Il risultato è che siamo di fatto in recessione.

L’Italia è un paese trasformatore: importa molto ed esporta molto. Oggi ci difendiamo ancora per la moda e per il cibo. Spesso i turisti comprano un po’ di olio italiano da portare a casa. Il paesaggio, purtroppo per loro, non lo possono comprare. In realtà, anche se non lo si dice apertamente, l’ultima frontiera italiana è il nostro modo di vivere. Una carbonara mangiata in una bella piazza romana o un piatto di pesce in riva al mare pugliese sono lussi che solo questo paese può offrire. Se poi a questo si aggiunge l’arte, il gioco è fatto. Nell’800 i giovani ricchi nel loro grand tour in Europa passavano sempre per l’Italia. Ambiente e cibo vanno difesi come beni nazionali.