di Lorenzo Pedrini

Un esteso progetto di riqualificazione energetica e sismica degli immobili dello Stato attraverso il know-how e il capitale dei privati, per dare nuovo impulso all’economia, tutelare l’ambiente e ricucire gli strappi sociali. È questo, negli intenti di Rekeep e Nomisma, il modo migliore per dare corpo ai principi del ‘Green New Deal sul patrimonio pubblico’ e la prova dell’efficacia di questo approccio, in tempi segnati dalla recessione causata dal Coronavirus, sta in uno studio condotto dalla nota società di consulenza bolognese per conto del gruppo leader in Italia nei servizi di integrated facility management.

Stando ai dati analizzati da Nomisma, infatti, intervenire sugli sprechi di energia e sulle tecnologie di contrasto al dissesto idrogeologico e sismico degli immobili pubblici non residenziali genererebbe risparmi concreti a fronte di investimenti più che sostenibili, accanto a ritorni consistenti e quasi immediati per il tessuto economico-sociale del Paese.

Nello specifico, come spiega il presidente di Rekeep, Claudio Levorato (nella foto in basso), parliamo di "un effetto moltiplicativo sul Pil nazionale pari a 3,6 volte la somma investita, in grado di creare 870mila nuovi posti di lavoro, di una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 934mila tonnellate annue, di una rivalutazione del valore degli immobili pari a oltre il 30%, di risparmi energetici superiori ai 450 milioni di euro all’anno, di un aumento della sicurezza degli edifici ed di una parallela riduzione delle spese di manutenzione". E per mettere in modo il meccanismo virtuoso basterebbe mettere sul piatto, su base pluriennale, un’iniezione di capitali di 39 miliardi di euro, che a un primo sguardo sembrano sì una cifra imponente ma che, a ben guardare, troverebbero ampia copertura attraverso strumenti come debito pubblico, Recovery Fund o Next Generation e Fondi strutturali 2021-2027.

I 39 miliardi di euro impiegati per la riqualificazione del patrimonio, seguendo i calcoli di Nomisma, si tradurrebbero così in effetti diretti e indiretti pari a 91,7 miliardi di euro di produzione, nonché in 50,1 miliardi di indotto, per un impatto complessivo quantificabile in 141,8 miliardi di euro, oltre che nella creazione di 380mila nuovi posti di lavoro nei settori destinatari degli interventi e 490mila negli altri settori. Un’azione, quindi, concretamente realizzabile oltre che sempre più inderogabile, stanti le condizioni di obsolescenza strutturale tipiche di larga parte degli edifici pubblici italiani, da promuovere tanto in quel Centro-Sud esposto a maggiori rischi sismici quanto in quelle regioni settentrionali che promettono ritorni più rapidi e certi. Il tutto, come sottolinea Levorato, incentivando quelle forme di Partenariato pubblico-privato in grado di "mettere a sistema risorse private in aggiunta a quelle pubbliche, facendo leva sulle capacità progettuali ed economiche delle imprese e su un’efficace pianificazione di sviluppo territoriale, in una logica acceleratoria degli investimenti".

Senza contare il fatto che il Ppp permetterebbe, parallelamente, di "schierare sul campo le competenze progettuali che oggi spesso mancano, soprattutto nei piccoli Comuni, per generare reali efficienze e riduzione dei consumi", tanto più importanti alla luce degli obiettivi vincolanti in termini di minori emissioni e maggiore salubrità individuati dall’Agenda 2030, dall’Accordo di Parigi e dagli accordi per la neutralità climatica al 2050.

"Con Nomisma ci unisce un rapporto di collaborazione fecondo – è la chiosa di Levorato – e abbiamo quindi deciso, una volta di più, di unire la nostra esperienza in fatto di energia con la loro capacità di inquadrarla all’interno di un’analisi economica e normativa generale".