Il Coronavirus è in ritirata, almeno in Italia, e i mercati finanziari danno segni di ripresa. Niente di meglio per dare un po’ di respiro anche all’industria italiana del risparmio gestito (o asset management, per dirla all’inglese) che, da aprile in poi, ha rialzato la testa dopo un marzo da dimenticare. A dirlo sono gli ultimi dati di Assogestioni, l’associazione di categoria del settore, che ogni mese rileva i flussi di raccolta dei fondi comuni d’investimento e delle gestioni patrimoniali collocate in tutta Italia, sia dalle banche che dalle reti di consulenti finanziari. Mentre nel primo trimestre la raccolta dei fondi e delle gestioni è stata negativa per ben 12 miliardi di euro, ad aprile i flussi sono tornati in positivo per circa 2 miliardi, facendo tirare un sospiro di sollievo agli addetti ai lavori delle sgr (le società di gestione del risparmio).

Il perché di questo saliscendi della raccolta non è difficile da capire. A marzo, la pandemia del Covid-19 e le attese di una grande recessione economica hanno fatto sprofondare tutti i listini internazionali, provocando il panico tra gli investitori che si sono dati alla fuga, liquidando molti miliardi investiti nei fondi comuni. Poi, quando i prezzi delle azioni sono tornate a buon mercato e le borse hanno rialzato la testa, anche la raccolta del risparmio gestito ha ripreso a viaggiare con il vento in poppa, seppur con ritmi ben diversi rispetto al periodo d’oro del triennio 2016-2018. Cosa bisogna aspettarsi nei prossimi mesi? Nessuno ha la sfera di cristallo per fare previsioni, anche perché i flussi registrati dall’asset management, in Italia come nel resto del mondo, sono sempre legati a doppio filo all’andamento delle borse.

Quando i mercati vanno bene anche le Sgr rastrellano sul mercato un po’ di miliardi tra i risparmiatori; quando invece i listini arretrano, le società di gestione devono subire inevitabilmente una fuga di clienti. Si tratta di una tendenza che si manifesta da sempre, benché gli esperti suggeriscano invece ai risparmiatori di fare il contrario: investire nei fondi e nel settore azionario quando le borse sono in picchiata perché i prezzi sono convenienti, per poi alleggerire piuttosto le proprie posizioni quando i listini sono in rialzo.

A parte questo trend che si manifesta solitamente nel breve termine, cioè in concomitanza di uno shock dei mercati come quello del marzo scorso, il settore del risparmio gestito sembra avere comunque ancora di fronte a sé non pochi margini di crescita nei mesi a venire, per una ragione molto semplice: con i tassi d’interesse sotto zero che hanno trascinato in negativo anche i rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni, per gli italiani che vogliono far fruttare i propri risparmi non è facile trovare alterative ai fondi comuni e alle gestioni patrimoniali. Chi oggi va a caccia di rendimenti deve infatti per forza di cose inserire nel proprio portafoglio qualche prodotto del risparmio gestito un po’ più rischioso, come per esempio un fondo azionario, bilanciandolo poi con qualche strumento dal profilo un po’ più prudente, come per esempio un fondo obbligazionario, monetario o una polizza assicurativa a capitale garantito.

Anche la comunità finanziaria italiana e internazionale sembra aver preso atto di queste prospettive dell’industria dell’asset management, nell’era dei tassi sotto zero. Non a caso, a partire dal maggio-giugno, molte azioni di società attive in questo settore (o nel business della consulenza finanziaria) hanno realizzato un mini-rally a Piazza Affari, guadagnando diversi punti percentuali. È il caso di Azimut Holding (+7,93% in un mese, tra il 9 maggio e il 9 giugno), Anima (+25,65%), Banca Mediolanum (+23,97%), Banca Generali (+14,94%) o Fineco (+17,48% nell’arco di 30 giorni). Un contributo ai rialzi è arrivato anche dalle manovre della Banca Centrale Europea (Bce), che sta inondando di liquidità i mercati finanziari, comprando a man bassa titoli di stato e obbligazioni e tenendo appunto i tassi d’interesse a livelli ben inferiori allo zero.

Con questo scenario di fondo è presumibile che, nel medio termine, molti risparmiatori continuino ancora a puntare sui fondi e sulle gestioni patrimoniali, tenendosi lontani dai titoli di stato o dai conti di deposito, ormai avari di interessi. Che il business del risparmio gestito sia redditizio lo pensa del resto anche il Banco Bpm, terzo gruppo creditizio italiano. Di recente, l’istituto di guidato da Giuseppe Castagna ha incrementato dal 15,4% fino al 19,4% la propria quota in Anima Holding, società dell’asset management che gestisce un patrimonio di oltre 180 miliardi di euro e rappresenta attualmente il quarto player nazionale del settore, alle spalle di Generali, di Intesa Sanpaolo-Eurizon e della francese Amundi.