Huawei alla fiera dell'elettronica di Berlino (AFP)
Huawei alla fiera dell'elettronica di Berlino (AFP)

Roma, 6 settembre 2019 - La guerra commerciale tra Cina e Usa si inasprisce e anche l'Italia, durante il primo consiglio dei Ministri, lancia un segnale chiaro. Huawei si trova a fronteggiare i primi effetti concreti del bando imposto da Donald Trump a metà maggio: il prossimo telefono dell'azienda cinese, il modello Mate 30 il cui lancio è previsto a metà settembre, con tutta probabilità non disporrà delle app e dei servizi Google che contribuiscono alla popolarità nel mondo dei dispositivi con sistema operativo Android. E potrebbe essere venduto solo in Cina. Il Mate 30, realizzato per funzionare sulle nuove reti 5G, è il primo smartphone di punta che Huawei si appresta a lanciare da quando il tycoon ha inserito la società cinese nella blacklist sostenendo che è coinvolta in attività che compromettono la sicurezza nazionale degli Usa. Salvo colpi scena nei prossimi 5 giorni, i Mate 30 sono destinati a essere presentati senza una data di uscita fuori dalla Cina.

HARMONY - Per parare il colpo il colosso della tecnologia di Shenzhen ha annunciato di stare lavorando a un proprio sistema operativo per dispositivi mobile, chiamato Harmony, considerato però ancora troppo acerbo per rappresentare una valida alternativa ad Android. 

GOLDEN POWER - Ieri il primo Cdm del Conte Bis, su proposta del Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, ha deliberato di esercitare i poteri speciali, il cosiddetto Golden Power, mettendo nel mirino proprio i due giganti della telecomunicazioni cinesi, Huawei e Zte. A giugno sotto tiro erano finiti gli accordi di Fastweb con Samsung. Il 5G è uno degli 'osservati speciali" del Governo, che si riallaccia al tema della sicurezza nazionale sulla scia trumpiama. 

LA RICHIESTA DI HUAWEI - La Cina ha ribattuto, chiedendo all'Italia di fornire giuste condizioni per le imprese cinesi che operano sul territorio italiano, all'indomani della decisione del nuovo governo di esercitare i poteri speciali sul 5G. "La cooperazione con i gruppi italiani non ha mai posto problemi di sicurezza", ha dichiarato nel corso della conferenza stampa odierna il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang. "Auspichiamo che l'Italia adoperi una strategia fondata sulla fiducia reciproca e sui benefici reciproci e fornisca giuste condizioni per le imprese cinesi, per approfondire la cooperazione e portare benefici più tangibili a entrambi i Paesi". Geng ha poi anche ricordato la cooperazione tra Huawei e Zte con gruppi di ricerca e aziende italiane, e i "massicci investimenti" fatti dai due gruppi cinesi "creando migliaia di posti di lavoro e contribuendo allo sviluppo industriale e all'aggiornamento delle infrastrutture".