L’alta domanda di semiconduttori è dovuta all’evoluzione di Internet e del 5G
L’alta domanda di semiconduttori è dovuta all’evoluzione di Internet e del 5G
Il mondo si sta fermando perché mancano i chip. Le catene di produzione dei quadratini di silicio che fanno funzionare un po’ tutto, dai cellulari alle automobili, non riescono a star dietro agli ordini e la carenza sta diventando un problema talmente serio da far parlare gli esperti di guerra dei chip. La questione ha due cause principali: da una parte le difficoltà legate al Covid, che hanno portato a rallentamenti nelle catene di rifornimenti,...

Il mondo si sta fermando perché mancano i chip. Le catene di produzione dei quadratini di silicio che fanno funzionare un po’ tutto, dai cellulari alle automobili, non riescono a star dietro agli ordini e la carenza sta diventando un problema talmente serio da far parlare gli esperti di guerra dei chip. La questione ha due cause principali: da una parte le difficoltà legate al Covid, che hanno portato a rallentamenti nelle catene di rifornimenti, dall’altra l’emergenza climatica, che sta causando una grave siccità in Asia. I due problemi si scontrano con una domanda delle aziende molto più alta del previsto, dati i passi in avanti nel settore IoT e nella rete 5G globale. L’epicentro del problema è Taiwan, dove si concentrano le fonderie che producono per conto terzi i chip disegnati altrove, come la locale Tsmc, messa in ginocchio dalla siccità, visto che la produzione di chip consuma molta acqua.

Il cortocircuito sta interessando trasversalmente diversi settori. Uno dei più colpiti è certamente l’automotive, con le grandi case come Toyota, Honda, Volkswagen e Gm che hanno già subìto tagli alla produzione per questa ragione. Ma anche altri settori sono stati presi alla sprovvista, tanto che il nuovo Galaxy Note di Samsung rischia di slittare al 2022. E Sony sta lavorando a "modifiche progettuali" ad alcuni prodotti.

Ora le aziende produttrici stanno cercando di rimettersi al passo, come dimostra il mega-investimento di Intel, che ha annunciato proprio ieri l’intenzione di mettere 20 miliardi di dollari nella costruzione di due nuovi impianti in Arizona per aumentare la produzione di microchip destinati al mercato statunitense e europeo. La decisione è arrivata per rispondere alla carenza globale di chip e soprattutto per ridurre la dipendenza occidentale dai semiconduttori prodotti in Asia. L’amministrazione Biden ha già indicato il tema come una priorità da affrontare per l’intero settore della tecnologia. Non irrilevante, però, è il ruolo dell’Europa e soprattutto quello di StMicroelectronics, la joint venture paritetica italo-francese che approvvigiona un grosso consumatore di microchip come Tesla e i fornitori dell’industria automobilistica come Continental o Bosch. StM ha messo in piedi una task force per cercare di soddisfare comunque la clientela.

Elena Comelli