8 apr 2022

Guerra Ucraina, Fao: prezzi alimentari mondiali ai massimi storici. Dove colpirà la crisi

Record a marzo, +12,6%. Dal grano allo zucchero al latte: ecco tutti i rincari. La dipendenza dell'Italia sui cereali

Roma, 8 aprile 2022 - La guerra in Ucraina spinge anche i prezzi alimentari mondiali che hanno raggiunto i “livelli più alti di sempre” a marzo, con il conflitto che "causa choc" nei mercati dei cereali e dell’olio vegetale. Lo afferma la Fao, spiegando che l’indice elaborato dall’agenzia Onu che traccia la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, aveva già battuto il record a febbraio dalla sua creazione nel 1990, e ha registrato un ulteriore aumento del 12,6% a marzo. L’aumento è principalmente imputabile all’Indice Fao dei prezzi dei cereali, che “ha registrato un aumento del 17,1% rispetto a febbraio, trainato dai forti aumenti dei prezzi del grano e di tutti i cereali minori, principalmente a causa della guerra in Ucraina”.

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Grano e mais

Federazione russa e Ucraina insieme hanno rappresentato negli ultimi tre anni circa il 30 e il 20% delle esportazioni mondiali rispettivamente di grano e mais. Nel corso del mese, i prezzi mondiali del grano sono aumentati del 19,7%, spinti dalle preoccupazioni per le condizioni delle coltivazioni negli Stati Uniti. Nel frattempo, i prezzi del mais hanno fatto registrare un aumento del 19,1% su base mensile, raggiungendo un livello record, insieme a quelli dell’orzo e del sorgo. A marzo le tendenze contrastanti fra le varie origini e qualità del riso ne hanno mantenuto pressoché invariato il valore dell’Indice 
Fao del prezzo rispetto a febbraio, attestandosi ancora al di sotto del 10% rispetto al livello dell’anno precedente. L’Indice Fao dei prezzi degli oli vegetali è aumentato del 23,2% a causa dell’innalzamento delle quotazioni dell’olio di semi di girasole, di cui l’Ucraina è il principale esportatore mondiale. Anche i 
prezzi dell’olio di palma, soia e colza sono saliti notevolmente a causa dell’aumento sia dell’olio di semi di girasole che del petrolio greggio, con i 
prezzi dell’olio di soia ulteriormente spinti dalle preoccupazioni per la riduzione delle esportazioni da parte del Sud America.

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Zucchero e carne

L’Indice Fao del prezzo dello zucchero è aumentato del 6,7% rispetto a febbraio, invertendo i recenti cali, per attestarsi a un livello superiore di oltre il 20% su marzo 2021. L’aumento dei prezzi del greggio è stato un fattore trainante, insieme all’apprezzamento del real brasiliano, mentre le prospettive di produzione favorevoli in India hanno scongiurato maggiori aumenti mensili. Lo scorso mese, poi, l’Indice Fao dei prezzi della carne è aumentato del 4,8% raggiungendo il suo massimo storico, spinto dai prezzi in rialzo della carne suina dovuti a una carenza di suini da macello in Europa occidentale. Anche i 
prezzi internazionali del pollame si consolidano al rialzo, di pari passo con le minori forniture da parte dei principali paesi esportatori a seguito di focolai di influenza aviaria.

Prezzi alimentari mondiali, aumenti record
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Latte e formaggi

Infine, l’Indice Fao dei prezzi dei prodotti lattiero caseari è aumentato del 2,6%, attestandosi a un piu’ 23,6% rispetto a marzo 2021, con le quotazioni di burro e latte in polvere aumentate vertiginosamente a causa dell’impennata delle importazioni per consegne a breve e lungo termine, soprattutto dai mercati asiatici. 

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Aumenti storici

 “A tirare la volata- è l'analisi di Coldiretti - sono i prezzi internazionali di oli vegetali, cereali e carne che hanno fatto registrare il massimo di sempre ma in forte aumento sono anche zucchero e lattiero caseari.  Una situazione che - sottolinea la Coldiretti- nei Paesi più ricchi provoca inflazione, mancanza di alcuni prodotti e aumenta l’area dell’indigenza alimentare ma anche gravi carestie nei Paesi meno sviluppati come negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto che peraltro è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina".

Chi ne risentirà

Ma in difficoltà, ricorda Coldiretti sulla base dei dati del Centro Studi Divulga, anche Paesi come il Congo che importa da Mosca il 55% del suo grano e da Kiev un altro 15%. Con la guerra rischia infatti di venire a mancare dal mercato oltre un quarto del grano mondiale, con l’Ucraina che insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate, ma anche il 16 % sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e ben il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate).

Le semine primaverili

"Senza la fine della guerra le semine primaverili di cereali in Ucraina - sottolinea la Coldiretti - saranno praticamente dimezzate su una superficie di 7 milioni di ettari rispetto ai 15 milioni precedenti all’invasione mentre le spedizioni dai porti del Mar Nero sono bloccate dalla Russia che peraltro ha minacciato di non fornire più cibo ai Paesi considerati ostili”.

“L’emergenza- rileva la Coldiretti- sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime anche nel settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri".

"Italia obbligata a importare"

L’Italia negli ultimi 25 anni ha perso un quarto della propria superficie coltivabile per colpa dell’insufficiente riconoscimento economico del lavoro in agricoltura. Il risultato è che l’Italia è obbligata ad importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche di mais e soia, fondamentali per l’alimentazione degli animali, con i raccolti nazionali che coprono rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.

“Bisogna invertire la tendenza ed investire per rendere il Paese il più possibile autosufficiente per le risorse alimentari facendo tornare l’agricoltura centrale negli obiettivi nazionali ed europei” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “nell’immediato occorre salvare aziende e stalle da una insostenibile crisi finanziaria per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici. 

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