Luigi Di Maio, Antonio Conte e Matteo Salvini (Ansa)
Luigi Di Maio, Antonio Conte e Matteo Salvini (Ansa)

Roma, 20 giugno 2019 - Italia di nuovo sull’orlo della recessione. Il litigio continuo tra i partner della maggioranza, con conseguente stallo decisionale, non fa bene all’economia. La Borsa perde il 2,03 e lo spread torna a salire e sfiora i 200 punti. Ma, innanzitutto, nuove nere nubi si addensano sulle timide prospettive di ripresa. E, dopo le stime grigie di Confindustria, Confcommercio e Bankitalia, anche gli economisti dell’Ufficio parlamentare di Bilancio suonano campane a morto per l’andamento del Pil, fissando a più 0,1 la crescita nell’anno in corso e parlando di una fase di stagnazione vissuta in questi mesi. Mentre il debito vola al 134 per cento. Uno scenario da incubo per una manovra che, allo stato, sfiorerebbe i 50 miliardi di euro.

Dunque, le previsioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, di un rilancio di consumi, investimenti e Pil nel secondo semestre dell’anno rischiano di rimanere lettera morta. E non è un caso, però, che lo stesso responsabile del dicastero di Via XX Settembre da giorni avverta dei rischi sulla crescita derivanti dall’andamento dell’economia globale. E certo che, secondo il report ultimo dell’Upb, il Pil 2019 rimarrà al palo a quota zero virgola. Nel 2020, in effetti, potrà salire anche dello 0,7 per cento, ma solo con la disattivazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva, in assenza delle quali la crescita reale si fermerebbe allo 0,4. Insomma, "dopo il timido accenno di ripresa del primo trimestre dell’anno, l’economia italiana ha subito un nuovo stop", certificano dall’Upb. Il dato dello 0,1 per cento è inferiore allo 0,2% stimato dal governo, che già di per sé fa ballare l’impalcatura dei conti pubblici 2019 anche a valle del decreto "salva conti" con i suoi 7 miliardi di risparmi serviti per evitare una procedura Ue. Ma non basta, perché se davvero nel secondo trimestre dell’anno si dovesse scendere a meno 0,1, si aprirebbe l’amara prospettiva di ripiombare in una seconda recessione. La bassa o nulla crescita finirebbe per incidere anche sul debito; tanto più che un’altra tegola arriva dall’Ue che stima un debito italiano (secondo solo a quello greco) salito al 134% del Pil nel primo trimestre: in base al Def deve fermarsi al 132,8%, comunque in rialzo dal 132,2% del 2018.