di Federico di Bisceglie

Per raccontare la storia dell’azienda ‘Goro Pesca’ dobbiamo fare un salto nel passato. Era il 1979. Quarantuno anni or sono. Sentita raccontare dalle parole di uno dei soci, Angelo Ballerini (nella foto), la realtà produttiva della provincia estense pare quasi una favola a lieto fine. In realtà si sa, che dietro ci sono sforzi immani. A partire "dalle trasformazioni che abbiamo dovuto fare per adeguare l’azienda ai cambiamenti del mercato".

In un certo senso lo spartiacque è stato l’inizio del secolo scorso. "Inizialmente Goro pesca si occupava di pescare le orate, i branzini e i cefali appena nati, per poi rivenderli alle valli e agli allevatori che poi li crescevano e li mettevano sul mercato una volta pronti. Dalla fine degli anni settanta fino alla fine dei Novanta il core business è stato quello". Poi le cose sono cambiate. Un cambiamento che si articola in realtà su due livelli: la società e la richiesta dei consumatori. "Dalla fine del ’99 – racconta Ballerini – abbiamo notato che il mercato stava profondamente cambiando: il lavoro scemava ed era necessario il salto di qualità. A quel punto è stato deciso e ora siamo una grande azienda". A cavallo dei ’90 la Goro Pesca fatturava qualcosa come due miliardi di vecchie lire ed era a conduzione esclusivamente familiare. Ora i volumi d’affari si aggirano attorno ai venti milioni di euro, i soci sono sei e l’impresa conta ben trentacinque addetti. "Adesso siamo una bella realtà – dice con orgoglio Ballerini – e ci siamo concentrati su un altro tipo di mercato: siamo a tutti gli effetti uno stabulario e ci occupiamo per la quasi totalità di confezionamento di molluschi. Abbiamo delle vasche che vengono utilizzate per la depurazione dei prodotti che poi vendiamo ai grossisti".

A proposito di mercato che cambia, l’abilità di rivolgersi a stakeholders diversi da quelli ‘tradizionali’ è stato uno dei fattori che indubbiamente "ha favorito il salto di qualità". "Ormai – puntualizza l’imprenditore – non esistono più le piccole pescherie e i piccoli grossisti. Per cui abbiamo cercato di rivolgerci alla grande distribuzione sia italiana che spagnola e ai grandi centri di ingrosso. Abbiamo saputo cogliere le nuove rotte che stava seguendo il mercato, sennò saremmo stati tagliati fuori come è successo a tanti altri". Probabilmente, l’essere un’azienda strutturata è stato uno dei fattori che ha contribuito "a non farci crollare durante i mesi di lockdown". Certo, le restrizioni determinate dalla pandemia Covid-19 "sono state pesanti anche per noi. Però, usufruendo della cassa integrazione non siamo andati in crisi di liquidità".

Le perdite di fatturato comunque ci sono state. "Nei mesi di chiusura, che per noi peraltro non sono stati di chiusura vera e propria bensì di rallentamento – dice ancora Ballerini – abbiamo perso, in termini di fatturato, qualcosa come 1,5 milioni di euro. Ma, riorganizzando i turni e con le misure di solidarietà, in qualche modo ci siamo salvati". La ripresa poi "malgrado un timore per la temuta lentezza iniziale", è stata a gonfie vele. Oltre le aspettative. "A giugno i fatturati sono andati bene – chiude l’imprenditore – a luglio e agosto abbiamo fatturato addirittura più che lo scorso anno. Oltre a rientrare della perdita quindi, abbiamo anche aumentato il volume d’affari. Dunque va da se che, se non ci chiuderanno di nuovo, le prospettive e le proiezioni di mercato sono molto positive".