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Roma, 11 giugno 2019 - Quando nei mesi scorsi si è combattuta la battaglia sul copyright europeo, era il dato in maggiore evidenza: gli editori e i giornalisti lavorano, producono notizie di qualità, compiono gli approfondimenti ma poi sono altri a trarre una remunerazione dal loro lavoro. E gli altri erano i big del web, quei giganti che conseguono profitti miliardari dall’attività altrui. Il confronto, durato mesi, si è concluso con l’approvazione da parte del parlamento e poi del Consiglio europeo di una direttiva a tutela di giornalisti ed editori.

Adesso dall’America giunge una notizia che ci fa comprendere quanto giusta fosse quella battaglia: secondo uno studio pubblicato da News Media alliance, Google ha realizzato nel 2018 guadagni per 4,7 miliardi di dollari grazie alle news e all’informazione, pubblicando notizie che non ha prodotto autonomamente ma attinto da altre fonti di informazione, quella di giornali e siti giornalistici. Magari di quelle stesse aziende che sono in crisi per la concorrenza dei Big Data. Una beffa, che si aggiunge al danno. A tratteggiare l’affresco reso pubblico in vista di un’audizione al Congresso Usa sui rapporti tra big tech e media è stata, come dicevamo, la News Media Alliance, l’associazione che rappresenta più di duemila quotidiani americani. Lo studio evidenzia come Google e Facebook siano i maggiori distributori di news, veicolando l’80 per cento del traffico ai vari siti, e mettendo in risalto l’ingiustizia che si è creata nel momento in cui a guadagnare siano solamente loro e non chi questo prezioso capitale, le informazioni, gnera.

Lo studio illustra ciò che sapevamo – ha spiegato Terrance Egger, ad di Philadelphia Inquirer – C’è un potenziale per una bellissima codipendenza». Che però è tutta da costruire e su cui potrebbero guadagnare sia i big tech sia i media tradizionali. Anche perché le news sono in cima alle preferenze degli utenti che sfogliano i vari Google e Facebook. Una collaborazione, almeno per quanto riguarda l’Europa, potrà arrivare dal recepimento nei singoli stati della Ue della direttiva copyright. Lo studio pubblicato dalla News Media Alliance rientra negli sforzi che l’associazione americana sta compiendo per indurre il Congresso Usa ad approvare il Journalism competition and Preservation Act, un progetto di legge che consenta agli editori online di trattare con le maggiori piattaforme i termini in base ai quali possono distribuire i loro contenuti, riservandosi ovviamente un guadagno. Più o meno quello che potrebbe accadere col recepimento della direttiva europea.

Ma non sarà facile, perché le grandi compagnie finora non si sono rivelate molto disponibili a dividere gli introiti. La stessa reazione allo studio pubblicato non è stato rose e fiori. Google ha infatti definito «approssimativi» e «imprecisi» i dati forniti. «La stragrande maggioranza di ricerche legate alle news non mostra annunci pubblicitari. Inoltre lo studio non tiene conto del valore offerto da Google. Ogni mese portiamo oltre 10 miliardi di click ai siti web degli editori che generano, a loro volta, abbonamenti ed entrate pubblicitarie significative»