A sinistra: Antonio Di Nardo, direttore commerciale della Biolchim di Medicina
A sinistra: Antonio Di Nardo, direttore commerciale della Biolchim di Medicina

Dove porta la Stella polare chiamata innovazione? In molti casi a regalare una seconda vita a materiali che normalmente sarebbero considerati semplicemente ‘scarto’. Non si tratta di raccolta differenziata, né tanto meno di compostaggio, ma il concetto di ‘riciclo’ può essere applicato anche al campo dei fertilizzanti. è questa la rotta che segue Biolchim, azienda con sede a Medicina, nel Bolognese, specializzata nella produzione e nella commercializzazione di biostimolanti, cioè «prodotti di derivazione sempre più naturale, che migliorano la qualità e la quantità delle coltivazioni» spiega il direttore commerciale Italia, Antonio Di Nardo..

La produzione per esempio sfrutta gli scarti di lavorazione provenienti dall’industria della pelle, in particolare la cheratina. Quest’ultima, attraverso una speciale lavorazione, viene ridotta in piccoli pellet utilizzabili come fertilizzanti. Alla base di tutto c’è chiaramente l’innovazione, declinata attraverso l’utilizzo di materie prime innovative, in particolare estratti botanici e composti di origine vegetale che combinano efficacia agronomica e sostenibilità ambientale. Una filosofia dall’animo verde, una sfida raccolta per cavalcare i tempi e le richieste dei clienti, sempre più attente al futuro e all’ambiente.

Un altro ‘must’ firmato Biolchim è una linea completa di biostimolanti, liquidi o solubili in acqua. «Sono prodotti – spiega Di Nardo – ottenuti dall’estrazione di vegetali come l’aquileia, il castagno, il propoli, determinati tipi di alga e la torba». Un ventaglio di ‘ingredienti’ che richiede anche una grande distribuzione sul territorio mondiale, sia dal punto di vista dei fornitori che da quello della presenza commerciale in diversi continenti. Biolchim, infatti, è presente in più di 80 paesi d’Europa, Africa, Asia, e Sudamerica.

In Brasile, Germania, Ungheria, Polonia, Cina, Nuova Zelanda e Canada. Biolchim opera, invece, con proprie filiali, e nel corso del 2014 ha aperto uffici di rappresentanza diretta in Colombia, Turchia, Russia e Sud Africa. In tutti gli altri paesi l’azienda opera attraverso una rete capillare di distributori e importatori. «È una tendenza generale e comune a tutto il mondo quella di ridurre la componente minerale all’interno dei fertilizzanti – aggiunge Di Nardo -. Oltre che una scelta etica è anche dettata dalla sempre minor resa delle miniere e disponibilità di materiali – un po’ come sta accadendo con i combustibili fossili –. Per questo abbiamo spostato il focus sull’origine sempre più naturale dei fertilizzanti»».

I processi di trasformazione ad alto contenuto tecnologico mantengono inalterate le proprietà biologiche dei biostimolanti e non denaturano la struttura molecolare degli ingredienti; poi c’è la sperimentazione su larga scala, che assicura l’efficacia e la sicurezza dei prodotti in tutti i contesti agronomici. Il tutto fa parte di un processo di adeguamento produttivo costante che comincia dagli investimenti in ricerca e sviluppo, e dall’impiego di ‘impianti pilota’ per testare processi e prodotti.

In particolare Biolchim nel 2012 ha lanciato il progetto Win (Worldwide Innovation Network), una rete internazionale di collaborazioni finalizzata a creare innovazione. Attraverso Win, Biolchim coopera con i partner in tutte le fasi dello sviluppo dei prodotti, dall’ideazione alla commercializzazione per facilitare il trasferimento tecnologico, collaborando con Università e Centri di Ricerca. Ma si impegna anche a ridurre i tempi di sviluppo e commercializzazione dei prodotti, testando contemporaneamente nuove proposte di aziende che si affacciano al mercato, con una nuova idea ‘verde’.