Gli italiani ridisegnano la sottile linea di confine tra la vita professionale e quella privata. Ciò che ne esce è un quadro che proietta i lavoratori del Belpaese tra i più ‘stressati’ del mondo, anche per paura di perdere il prezioso posto. È quanto emerge dall’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine sul mondo del lavoro di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 Paesi su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività.

Dal work-life balance, la ricerca di equilibrio fra l’orario di lavoro e quello del tempo libero, si passa progressivamente a una loro sovrapposizione, il work-life blend. Oggi, infatti, il 71% dei lavoratori risponde a telefonate, email e messaggi di lavoro anche fuori dell’orario di ufficio, al terzo posto in Europa, +6% rispetto alla media globale. Oltre un lavoratore su due sceglie di gestire questioni di lavoro mentre è in vacanza perché vuole sentirsi coinvolto e restare aggiornato (53%, 10 punti sopra la media globale), soprattutto maschi (56%, contro il 51% delle colleghe) con meno di 45 anni (58%, contro il 47% dei dipendenti senior).

Quasi quattro su dieci, invece, si sentono obbligati a rispondere a richieste di lavoro quando sono in ferie (38%, +3% rispetto alla media globale), dietro soltanto ai greci (44%) fra i lavoratori europei, con una lieve distanza fra generi (36% donne e 40% uomini) e fasce anagrafiche (35% i senior e 40% gli under 45).

Oltre metà dei lavoratori italiani riferisce che le aziende si aspettano che i dipendenti siano disposti a lavorare oltre l’orario d’ufficio (59%, contro il 56% della media globale) e che siano disponibili a rispondere a messaggi di lavoro nel tempo libero (52%, contro il 45% della media degli altri paesi). Nel primo caso, fra i paesi europei, soltanto Spagna (60%), Romania (65%) e Portogallo (75%) si sentono più sotto pressione, mentre nel secondo solo Portogallo (56%) e Romania (57%). Le aspettative aziendali sono più elevate sui lavoratori uomini (rispettivamente 63% e 58%, contro il 55% e il 47% delle colleghe) e sui lavoratori al di sotto dei 45 anni (il 65% è disponibile oltre l’orario e il 59% risponde nel tempo libero, contro il 52% e il 43% dei dipendenti senior).

Nel contempo, in Italia il 54% dei dipendenti gestisce abitualmente questioni personali durante l’orario lavorativo, 13 punti sotto la media mondiale e all’ultimo posto a livello globale. Sono soprattutto le donne a portare avanti questa tendenza (56%) e gli under 45 (62%), mentre sono più restii a farlo gli uomini (52%) e i lavoratori senior (44%).

«Se l’abitudine di estendere attività d’ufficio oltre ai tradizionali confini è ormai diffusa – spiega Valentina Sangiorgi (nella foto tonda), Chief Hr Officer di Randstad Italia – non è ancora altrettanto comune gestire questioni private durante l’orario di lavoro. La trasformazione in corso porta con sé opportunità, ma anche il rischio che i lavoratori si sentano stressati e sotto eccessiva pressione. Le imprese devono impegnarsi a promuovere la stessa flessibilità da entrambi i lati, riuscendo a rispettare i tempi di ‘disconnessione’ e valutando i dipendenti in base ai risultati, per migliorare la produttività, anche grazie a motivazione e coinvolgimento».