di Achille Perego

La prima forma di risparmio degli italiani è sempre stata, e in parte lo è ancora, quella per potersi comprare la casa. Non a caso siamo tra i Paesi al mondo che hanno l’indice (ben oltre il 70%) di proprietari di immobili. Per investire oggi nel mattone, però, i risparmi, anche quelli di una vita, non bastano. E quindi è indispensabile ricorrere a un mutuo ipotecario. In pratica, anche questo, una forma di risparmio forzato dato che ogni mese bisogna rimborsare la rata alla banca.

Con il costo del denaro ai minimi storici, i tassi negativi e i rendimenti poco sopra l’1% dei titoli di Stato a media e lunga scadenza, se restiamo nell’ambito delle attività finanziarie considerate meno rischiose, oggi sottoscrivere un mutuo rimane molto conveniente, spiega Roberto Anedda, vicepresidente del gruppo MutuiOnline. E gli italiani, anche al tempo del Covid-19, sembravano essersene accorti con una ripresa della domanda di nuovi mutui e surroghe partita dopo il lockdown fino a settembre. Ma, con il ritorno dell’allarme contagi, a ottobre la tendenza sembra essersi di nuovo invertita.

L’andamento delle richieste di mutui e surroghe da parte delle famiglie (vere e proprie istruttorie formali presenti sul Sistema di Informazioni Creditizie gestito da Crif, non semplici richieste di informazioni) nel mese di settembre sembrava infatti aver sancito la definitiva ripartenza del comparto, con un incremento del 13% rispetto allo stesso periodo del 2019, confermando il trend positivo dei 3 mesi precedenti. Le rilevazioni del Barometro Crif relative alle prime due settimane di ottobre, però, mostrano una brusca interruzione della dinamica positiva che potrebbe essere riconducibile anche alla crescente preoccupazione delle famiglie per il veloce aumento dei casi di positività al Covid-19 anche nel nostro Paese. In particolare, nella prima settimana di ottobre la variazione è stata nulla ma nella seconda si è assistito a un decremento del 7,9%, primo e unico dato negativo dopo 4 mesi di crescita ininterrotta.

"Per valutare meglio l’evoluzione della situazione dovremo necessariamente aspettare le rilevazioni delle prossime settimane – spiega Simone Capecchi (nella foto in basso), executive director di Crif – ma indubbiamente i dati relativi all’inizio di ottobre rappresentano un campanello d’allarme che, se confermato, non dovrà essere trascurato". Il segnale di frenata del mercato dei mutui a ottobre, sempre secondo il Barometro Crif, è confermato anche dal calo dell’importo medio richiesto che si è attestato a 131.786 euro (-1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2019).

Del resto, secondo l’Ufficio studi di Tecnocasa, la maggiore concentrazione della disponibilità di spesa era questa estate ancora nella fascia più bassa, fino a 119mila euro (26%). Segue con il 23,2% la fascia tra 120 e 169mila e con il 22,1% il range compreso tra 170 e 249mila. Ovviamente gli importi variano a seconda delle città e della quotazioni immobiliari. A Milano, per esempio, la percentuale di chi vuole spendere oltre i 250mila euro è del 56,7%. A Firenze prevale, con il 35,4%, la fascia tra 170 e 249mila e a Bologna (29,3%) quella tra 120 e 169mila. Per quanto riguarda la distribuzione dei mutui per classe di durata, invece, si è rafforzato ulteriormente l’orientamento degli italiani verso i piani di rimborso più lunghi, con oltre il 75% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni. In merito all’età del richiedente, infine, continuano a crescere le richieste da parte della popolazione più giovane: in particolare, da parte degli under 35 anche se la loro quota sul totale (27,2%) è ancora inferiore a quella (33,9%) della fascia 35-44 anni.

"In questo scenario profondamente condizionato dall’incertezza, gli operatori di settore – conclude Capecchi – saranno chiamati a giocare un ruolo fondamentale, che passa anche da una revisione dell’offerta di prodotti di credito sempre più calibrati sulle reali esigenze delle famiglie".