L’emergenza che tutto il mondo sta vivendo ha visto, milioni, miliardi di persone cambiare in brevissimo tempo le proprie abitudini di consumo alimentari. Il blocco improvviso nella mobilità ha determinato conseguenze in diverse direzioni; nel modo di fare la spesa, nei canali di acquisto, nella scelta della dieta, nelle modalità di preparazione dei cibi, nella valutazione dei prezzi. Tra le numerose indagini realizzate dagli istituti di ricerca sul comportamento emergono alcune considerazioni interessanti. Una prima osservazione, unanime, riguarda la considerazione che gli italiani hanno ritenuto giusto il blocco. Di fatto la propria abitazione ha assunto un aspetto rassicurante e protettivo rispetto alla tragedia che si svolgeva all’esterno. Le scelte alimentari sono così risultate direttamente connesse a questo spazio temporale sospeso. Il rito della spesa è stato uno dei pochi momenti di libertà, pur coscienti che sarebbero ritornate le abitudini di prima. Gli intervistati hanno dichiarato che gli acquisti iniziali si sono concentrati su beni a lunga conservazione, come latte, carboidrati, farine e confezioni multiple per poi evolversi verso altri parametri di scelta: quali l’origine italiana dei prodotti, per esempio.

Anche il mondo del vino è stato oggetto di ricerche sul comportamento. L’associazione Europea degli economisti del Vino ha analizzato in 8 Paesi cosa sia avvenuto durante il periodo di confinamento. Due risultati tra gli altri stupiscono; quasi la metà dei consumatori (45%) che ha acquistato on line ha dichiarato di averlo fatto per la prima volta e la riscoperta della propria cantina, dei vini cioè di scorta in casa a cui attingere durante il periodo forzato. La fase due è incominciata ma qualcosa è cambiato.

Davide.gaeta@univr.it