Da sinistra, Eugenio Francesco Vinciguerra (rappresentante della terza generazione di artigiani della scarpa), Sabrina Zani (figlia del fondatore dell’azienda). e Stefano Carmignani
Da sinistra, Eugenio Francesco Vinciguerra (rappresentante della terza generazione di artigiani della scarpa), Sabrina Zani (figlia del fondatore dell’azienda). e Stefano Carmignani

FUCECCHIO (Firenze)

Una famiglia unita e operosa, cementata dalla passione per il proprio lavoro e pronta, anche mentre si spalancava il baratro della pandemia, a investire sul presente e sul futuro. Sono gli Zani, alla guida, dai primi anni ‘80, del Calzaturificio Zani Marcello Srl di Fucecchio, in provincia di Firenze, dove la figlia del fondatore, Sabrina, è subentrata al padre col volgere del millennio. A darle manforte nella gestione di un’azienda che ha sempre pensato in grande, sullo sfondo di quelle colline dove la pelle dei buoi rivaleggia per importanza con la loro carne, sono la madre, Marcella Banti, il compagno, Stefano Carmignani, e il figlio, Eugenio Francesco Vinciguerra, fiero rappresentante della terza generazione di artigiani della scarpa.

Un segno tangibile, questo, di come l’espressione della tradizione secolare dei mastri conciatori toscani possa resistere alle sfide del mercato globale, prima, sotto la conduzione di Marcello Zani, in qualità di produttore di tacchi, accessori e prodotti per la cura della scarpa e, ora, anche come ideatore di una propria collezione. Già, perché questo è stato l’ultimo balzo in avanti in cui ha creduto Sabrina Zani, trovando nella recente drammatica congiuntura economica la motivazione per costruire qualcosa di nuovo. "E’ servito tanto coraggio per rilanciare e non chiudersi in difesa – racconta Sabrina con l’orgoglio di chi sa mettersi in gioco – Ma entrare dalla porta principale sul palcoscenico della moda era il mio grande sogno e adesso è diventato realtà".

Il frutto della svolta, nello specifico, sono dunque le due neonate linee di calzature prodotte finalmente in casa, con le sneakers modaiole ‘Fly on’ a contendersi la scena con le più classiche ed eleganti ‘Sabrina Zani’. Due filoni diversi dunque, concepiti per un pubblico il più vasto possibile e sviluppati entrambi, sia nelle versioni maschili che in quelle femminili, a partire dai punti fermi degli ultimi 40 anni di storia, mentre non è certo cessata, parallelamente, la tradizionale produzione di componentistica artigianale.

"Quello che ho imparato da mio padre, che ebbe il grande merito, fin da subito, di far conoscere e apprezzare i nostri tacchi tanto in Nord America quanto in America Latina, è che il ‘fatto a mano’ deve essere sempre sinonimo di qualità – spiega ancora Sabrina – e questo principio è valido oggi come ieri". Poi, dopo la cura messa nella scelta in materiali e rigorosamente ecocompatibili e sulla base del gusto tutto italiano per la bellezza, "arriva il momento della fantasia, che si esprime appieno nelle nuances ricercate delle nostre scarpe e, soprattutto, nell’uso creativo dei colori".

La parola chiave, infatti, è il sorriso, che Sabrina Zani rivendica come "nostro marchio di fabbrica", assieme "a una voglia di modernità e a un’apertura alle tendenze contemporanee che non devono mai prescindere dagli insegnamenti della tradizione". E il primo banco di prova di questa ricetta, in attesa che le festività natalizie portino le conferme e i risultati sperati sul fronte delle vendite, è stato quello, prestigioso, del salone calzaturiero milanese Micam, dove le nuove nate di casa Zani hanno appena debuttato.

"Non ci facciamo illusioni su un repentino ritorno alla normalità, anche perché sappiamo bene che il nostro comparto soffre ovunque e che tanti colleghi hanno scaffali pieni di invenduto – è il pensiero, quantomai realista, di Stefano Carmignani –, ma crediamo davvero in quello che facciamo e siamo certi, stavolta più che mai, dell’alto valore di quello che esce dalle nostre mani". Dalle loro, sì, ma anche, ricorda Sabrina, "da quelle dei tanti professionisti della nostra terra che ci affiancano, senza i quali non avremmo potuto dare forma ai nostri sogni".

Lorenzo Pedrini